Ulivieri su Conte: “non ha capito il passaggio da tecnico a Ct”

Conte vuole "trasformare la Nazionale in club"

“E’ chiaro che il ct pensi di trasformare la Nazionale in un club, comprendo le aspirazioni di Conte. Probabilmente, lui deve ancora metabolizzare il passaggio da allenatore a commissario tecnico. Magari per lui è un po’ più difficile”. Renzo Ulivieri, presidente dell’Assoallenatori (Aiac), si esprime così dopo lo sfogo del ct azzurro Antonio Conte: per il commissario tecnico, il cammino della Nazionale è complicato dalla scarsa collaborazione garantita dal movimento calcistico italiano. “Non so se Conte avesse avuto rassicurazioni dal presidente federale Tavecchio. Probabilmente, quando lui allenava la Juventus era un po’ infastidito quando venivano convocati i suoi calciatori”, afferma Ulivieri all’Adnkronos. Le parole pronunciate dal ct dopo l’amichevole con l’Albania, dice il presidente dell’Aiac, non sono indirizzate in maniera specifica agli altri allenatori: “I giocatori che arrivano in Nazionale rappresentano il frutto del lavoro dei tecnici, che sono felici di avere un proprio calciatore in azzurro”.

italia nazionale conte giovincoE probabilmente, dice Ulivieri, Conte conserva ancora il ‘Dna’ di allenatore di club. “Non credo che lo sfogo rischi di far passare il personaggio per un piantagrane. Parliamo di un tecnico bravo che deve metabolizzare il passaggio da allenatore a commissario tecnico. Può darsi che per lui sia un po’ più difficile”, dice. “I problemi legati alla gestione della Nazionale non sono una novità. Chi fa i calendari internazionali non è l’Italia, si sa che la situazione è questa e che lo spazio per lavorare è poco. D’altra parte, capisco che il ct pensi di fare un club a Coverciano, comprendo le sue aspirazioni”, dice, prima di sottoscrivere in toto le dichiarazioni del ct azzurro sulla scarsa abitudine alla fatica. “E’ un discorso generale che condivido e che faccio anche quando in campo si allenano ragazzi giovanissimi: per un quarto d’ora possono anche fare qualcosa che non gradiscono in maniera particolare. Lo sport deve essere anche educazione alla fatica”.