Un Milan senza certezze, in campo, in panchina e in società: come ripartire?

Idee e programmazione per fermare un tracollo verticale, ma se le premesse sono queste...

12 mesi dopo siamo ancora qua, a parlare del Milan come se fosse rimasto tutto uguale: anno fallimentare, allenatore da cambiare e rivoluzione di mercato. 12 mesi fa hanno salutato Kakà, Mario Balotelli (parafulmine di una squadra senza capo nè coda) e Clarence Seedorf, per ripartire con Filippo Inzaghi e una squadra che in campo doveva “sputare sangue”.
Inutile ricordare e rimarcare la realtà ben diversa dalle premesse iniziali, dovremmo invece pensare al futuro, a quello che sarà di questa squadra: Silvio Berlusconi ha annunciato che gli esperimenti in panchina sono finiti (finalmente) e che sarà ingaggiato un allenatore fatto e finito, con una squadra di netta impronta italiana.
Capitolo allenatore: Carlo Ancelotti ha rifiutato la proposta rossonera e adesso l’obiettivo primario diventa Antonio Conte, che però si trova nella bufera a causa dell’inchiesta sul calcio scommesse ed è ancora vincolato da un altro anno di contratto con la Nazionale. Le alternative sono Vincenzo Montella, che a breve si svincolerà dalla Fiorentina e Sinisa Mihajlovic, conteso da diverse squadre.

Se in panchina al momento non ci sono certezze, il campo non aiuta a ritrovare serenità: la squadra italiana, tanto sbandierata in queste ore non è sinonimo di risparmio, a differenza di quello che pensano tutti.
Gli italiani di grande livello sono i vari Perin, Darmian, Romagnoli, Rugani, Verratti, tutta gente costosa che per un motivo o per un altro, non vedrà i cancelli di Milanello, almeno non quest’estate.
Bisogna allora ragionare sull’uso dell’aggettivo “italiana”: sinonimo di low cost e di un’altra stagione di sopravvivenza e senza aspettative, o segno di una voglia di investire ritrovata? Solo il tempo potrà dirlo, meglio non giudicare troppo presto.

In questo momento però c’è un terzo problema, ben più grave e alla base degli altri due, che affligge la società rossonera: una guerra interna senza esclusione di colpi, che ha portato alla nomina di due amministratori delegati e che sta dilaniando velocemente quello che resta del club dalle 7 Champions League.
Barbara Berlusconi accusò apertamente Adriano Galliani di fare il mercato solo con i suoi procuratori di fiducia e denunciò l’assoluta assenza di una rete di scout: il tutto venne risolto dal padre con la doppia nomina e la situazione restò sostanzialmente immutata, col Milan a pagarne le conseguenze.
Paolo Maldini, la più grande bandiera della storia del Milan, commentò così la situazione societaria:
“La società dovrebbe dichiarare di avere altri obiettivi: non può competere con la Juve e non è tra le prime 10 d’Europa. Non esiste un progetto, si guarda all’oggi e non al domani. Si devono comprare giocatori funzionali al gioco, non prendere solo i parametri zero. Ti può andare bene una volta, non sempre. E poi se gli fai un contratto faraonico non serve a niente. Ma il problema è strutturale.
Il Milan ha tantissimi dipendenti ma è sottostrutturato sotto l’aspetto sportivo. Galliani è un grandissimo dirigente, ma non è in grado di capire i giocatori. Fa tutto lui e questo non è possibile. Se ti affidi sempre agli stessi procuratori, a uno in particolare, una volta può farti fare l’affare, altre no. Alla base deve esserci la conoscenza. Braida negli ultimi anni ha avuto un ruolo marginale. Prima c’era Leonardo, che aiutava a capire se un giocatore era adatto al Milan o no. Ricordo che quando Leo mi voleva a tutti i costi per fare il direttore sportivo, Galliani disse: “E’ una figura superata”. Non è vero. Se ti circondi di gente capace qualche errore in meno lo fai. Le porto l’esempio di Pirlo: se arriva l’allenatore e ti dice “Andrea è un giocatore finito e non mi serve più”, deve esserci qualcuno in società che ribatte: “Non è vero, Pirlo è un patrimonio del club, deve restare”. Così magari non avremmo fatto un favore alla Juve. Altro limite: il Milan di oggi non può permettersi di non avere una rete di osservatori all’altezza. Prima si poteva scegliere il meglio, adesso bisogna andare a prendere giocatori funzionali alla squadra. Il Milan è indietro anni luce rispetto a squadre ben più piccole.

Credo che non ci sia altro da aggiungere.

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