In una sostanziosa intervista concessa a La Gazzetta dello Sport, il presidente del Verona Maurizio Setti ha voluto parlare di quelle che sono le ambizioni del suo club e della società modello per eccellenza: “è partito tutto dall’aver creato una società con persone al posto giusto, credo ci sia dentro la mia voglia di fare l’imprenditore, avere sempre sotto controllo i numeri. Il calcio è un’attività dove prima di cominciare sai già quanti soldi hai, quindi puoi regolarti: questo sulla carta lo dicono tutti, ma non tutti lo fanno. Il primo anno della serie B ho giocato pesante, sapendo che volevamo andare assolutamente in serie A, e ci siamo riusciti. Ora abbiamo un budget per la parte sportiva ma la grande scommessa è quella di sviluppare il brand.
L’obiettivo di una società come la nostra, a parte il risultato sportivo, è di provare a dare fastidio alle grandi – ha spiegato il patron del club scaligero – Un anno magari vinci in casa della Juve e del Napoli, un altro in casa dell’Inter. Certo, se poi una volta ti succede come al Torino e vai in Europa, va bene: ma senza fare il passo più lungo della gamba. Oppure riesci ad andare avanti in Coppa Italia… C’è un’altra cosa: tirare fuori ragazzi giovani, sono loro la forza economica. La cosa bella è vedere Jorginho e Iturbe ai quali puoi aver cambiato la vita e loro non se lo dimenticano”.
Il modello che Setti ha sempre in mente, comunque, non è quello di un club italiano… “E’ il Borussia Dortmund – ha detto – Dieci anni fa era fallito, poi hanno vinto. Non è il Bayern, che ha una potenza. Sono stati capaci di vincere, hanno avuto il coraggio di prendere Immobile e farlo giocare e invece noi l’abbiamo dato via. Ma possibile che in Italia i giovani li faccia giocare solo Zeman? Anche noi ne abbiamo ma state sicuri che tra un ragazzo e uno esperto anche il mio allenatore mette il più esperto. E infatti Donsah, che è nostro, lo ha voluto Zeman: e lì gioca e fa anche bene”.