Profondo rosso per il Milan di Inzaghi: la sconfitta appena rimediata, tra le mura amiche, dai rossoneri contro l’Atalanta getta grandi ombre su Montolivo e compagni. Una prestazione davvero pessima quella dei milanesi, che adesso scendono all’ottavo posto in classifica, con appena 26 punti all’attivo, gli stessi dei ‘cugini’ dell’Inter. Qualcosa, senza ombra di dubbio, non gira per il verso giusto. Già la scorsa settimana avevamo parlato di polveriera, viste le tensioni registrate da Muntari e Pazzini nell’impegno esterno in casa del Toro, ed oggi si parla di un litigio tra Abate e Cerci, a fine primo tempo, culminato nella sostituzione di entrambi.
Ma ci sono anche delle problematiche tattiche di non poco conto. L’attacco non si capisce bene attorno a quali principi ruoti: la partita di Coppa Italia pareva aver fornito ad Inzaghi il giunto spento per puntare proprio su Pazzini dal 1′, ed invece il centravanti è partito ancora una volta dalla panchina, non riuscendo ad incidere da subentrato. Ma i guai più grossi, forse, sono negli altri due reparto: in mezzo al campo Montolivo si sta mostrando in ritardo di condizione, manca la qualità, non c’è l’uomo capace di dettare i tempi. Al contrario c’è molta confusione, molto nervosismo, grinta che spesso si tramuta in esasperata tensione. E la difesa ha delle evidenti lacune, imputabili non solo ad Inzaghi ma anche al livello davvero modesto di alcune opzioni.
Insomma, il concorso di colpe da parte di tutti è evidente. Inzaghi ha l’attenuante dell’inesperienza e non si diventa allenatori dall’oggi al domani. Pippo è stato uno dei centravanti più forti di tutti i tempi e quest’anno, dopo la buona esperienza alla guida degli ‘Allievi’ prima e della ‘Primavera’ dei rossoneri, si è visto catapultato in una realtà molto difficile da gestire. Inizialmente le cose sembravano decollare, ci sono stati anche di buoni picchi, come quelli toccati nelle partite contro Napoli, Roma ed Inter. E tuttavia alla resa dei conti siamo di fronte ad una squadra che, di questo passo, difficilmente riuscirà a qualificarsi anche in Europa League.
Ed intanto i paragoni con Clarence Seedorf continuano a sprecarsi. La media punti del Milan di Inzaghi parla chiaro: 26 quelli conquistati in 19 incontri, per la media poco esaltante di 1,36 per match. Per l’olandese, invece, esonerato alla fine dello scorso campionato, dove era subentrato ad inizio del girone del ritorno a Massimiliano Allegri, 34 punti conquistati sempre in 19 partite, per una media di 1,84. Numeri che parlano chiaro, certamente, ma che vanno pesati con la dovuta cautela. Perchè il Milan che non funziona non è solamente colpa di Inzaghi. Si conoscevano sin dall’inizio i rischi che si sarebbero corsi affidando la guida tecnico ad un allenatore senza alcuna pratica di un certo tipo, importante soprattutto in questi casi.
Le responsabilità vanno ascritte anche ad una società che, da anni, ha scelto la linea del disimpegno economico, evidente come non mai nelle ultime due stagioni. Ed è anche da imputare ad una rosa non di primissimo piano, pur se certamente capace di qualcosa di meglio rispetto a quanto visto prima. Gli arrivi di Suso e Cerci, pure se da salutare con tutti i favori del caso, non possono essere certo panacea a tutti mali. Servirebbero rinforzi pesanti, soprattutto in difesa ed in mezzo al campo, ben oltre le semplici ‘occasioni’ da cogliere al volo qualora si presentino. In realtà, investimenti di un certo tipo sembrano essere una chimera e di questo, per quanto faccia male, devono prenderne atto tutti, tifosi in primis.In mezzo a tanti dubbi, una cosa appare certa: per il Milan mai come adesso è giusto parlare di crisi.