Vieira fiume in piena contro il razzismo, bordate a Tavecchio e Bonucci: “Italia ignorante”

E’ tra i grandi ex della sfida di questa sera tra Inter e Juventus. Dopo le grandi annate con l’Arsenal di Wenger e degli “Invincibili”, arriva in Italia, alla corte dei bianconeri di Capello. Poi Calciopoli e il passaggio ai nerazzurri. Patrick Vieira è diventato allenatore, adesso è il tecnico del Nizza. L’ex centrocampista francese ha concesso un’intervista alla Gazzetta dello Sport in cui ha affrontato tanti argomenti.

INTER-JUVE“La seguirò con attenzione. La Juventus è la società più strutturata tra quelle dove ho giocato. Dalla dirigenza ai tifosi, tutti hanno chiaro il ruolo. E i giocatori sanno di venire dopo l’istituzione. E’ una forza che permette al club di restare ai vertici. Da Torino me ne andai subito, ma a fine carriera non volevo giocare in B. Ho avuto la fortuna di andare all’Inter, un club più familiare ma che manca di rigore”.

CALCIO ITALIANO“Sta tornando agli antichi splendori. Ma è soprattutto la Nazionale di Mancini a indicare la giusta direzione: gioca in modo offensivo, per vincere con i giovani. Che di solito hanno poco spazio in Serie A perché c’è molta pressione, paura di sbagliare e rischiare. Di talento invece ne avete”.

GLI ALLENATORI DI VIEIRA“Cosa mi ha colpito da ognuno? Capello era rigoroso e non faceva differenze tra Ibrahimovic, Del Piero o un giovane. Contava la squadra. Di Mancini, la passione che trasmette per il calcio. Di Mourinho, la cura del dettaglio. Con lui sai tutto degli avversari. Wenger ci dava fiducia e libertà, togliendoci pressione. Di Pellegrini, calma, stabilità, serenità”.

IL RAPPORTO CON BALOTELLI – “Quando sono arrivato, Mario pensava già ad altro. Abbiamo provato a lavorare insieme, ma ci ha messo tempo per tornare in forma e forse la squadra non l’ha aiutato. Mi aspettavo desse di più in campo e fuori. Alla fine abbiamo deciso insieme che era meglio andasse. A Marsiglia ha trovato una squadra più adatta. Sono felice per lui”.

IL RAZZISMO IN ITALIA“Non è cambiato nulla da quando c’ero io ed è triste dirlo. Quando un Tavecchio da presidente federale fa certe dichiarazioni, è impossibile che si cambi. C’è molta ignoranza e poca educazione. La tecnologia negli stadi permette di identificare e punire i razzisti. Se i club non lo fanno, vanno tolti punti. Le multe non servono. E i ‘bianchi’ non aiutano viste le dichiarazioni di Bonucci dopo gli insulti a Kean a Cagliari. E’ un’assurdità. L’Italia si priva di opportunità e apertura intellettuale. Si nega il futuro. L’Italia rimane ignorante rispetto ai cambiamenti del mondo. E tutto ciò rinforza il razzismo”.

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