“Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”, Higuain fa sognare la Juventus

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JUVENTUS, LA CARICA DI HIGUAIN – La Juventus si prepara per la gara di Champions League contro il Porto, appuntamento assolutamente da non fallire per la squadra bianconera. Il tecnico bianconero Allegri punterà tutto su Gonzalo Higuain, il Pipita dovrà trascinare la Juventus verso i quarti. Il calciatore si racconta a 360° in un’intervista a ‘La Stampa’: “al Dragao ho giocato un paio di volte: con il Napoli, e ci eliminarono, ma era Europa League, e con il Madrid, ma non ricordo come finì. Bello stadio, bell’ambiente, con una squadra che gioca la Champions da sempre: forte e cattiva, sportivamente. Dobbiamo stare attenti. Casillas? Qualche volta ci parliamo, l’altro giorno mi ha stuzzicato sui social, ma abbiamo un buon rapporto. E poi fa sempre piacere fare gol ai grandi portieri. Giocare con i più forti ti fa migliorare, è logico. Chiunque tu sia, puoi sempre imparare. Basta guardare Gigi, uno che ha vinto tutto, eppure si allena come fosse un bambino. E così Dani Alves e altri compagni: è quella fame che ti fa vincere, anche se l’hai già fatto. Non è facile”.

LaPresse/Daniele Badolato
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“Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta: non è una frasetta, ma l’esempio più chiaro dell’essenza di questa squadra. Arrivi in un modo, e non è che ti cambiano, ma cercano di migliorare il tuo punto debole. E poi ci sono tanti collaboratori, che non sbagliano mai, e tu devi solo preoccuparti di giocare: è una cosa fondamentale. Mi sento felicissimo, per l’affetto che mi danno i compagni, i tifosi, la società, la città: mi sento parte di loro. E ho capito di aver fatto la scelta giusta. Non sento nessuna pressione. Anzi, per me è un privilegio sapere che mi hanno preso pensando di vincere in Europa. Possiamo arrivare in fondo, ma dobbiamo stare tranquilli. A 29 anni ho trovato il punto di tranquillità mentale della mia vita, nel lavoro e fuori. Gioco in una squadra che lotterà per la Champions e ho trovato una città bellissima, nella quale mi piace da morire passeggiare. Non siamo robot, è giusto viversi la vita: siamo giovani, ma gli anni passano in fretta. Certo, se non gioco bene o la partita va male ne vorrei subito fare un’altra, ma non muoio”.

LaPresse/Daniele Badolato
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JUVENTUS, HIGUAIN PENSA IN GRANDE – “Sei gol in sei partite col nuovo modulo? È un caso, anche prima segnavo: dovevo solo abituarmi, era la prima volta che giocavo in quel modo. Col 4-2-3-1 ho giocato per anni e ora il mister ha avuto il coraggio di cambiare, pensando di avere i giocatori adatti. Abbiamo un allenatore e la decisione spetta a lui: noi dobbiamo solo cercare di giocare nel migliore dei modi. Gol tutti uguali? Certo che no, perché c’è differenza tra quello su respinta e altri più difficili: però è vero che devi sfruttare ogni occasione. Lo smarcamento è fondamentale, su quello lavoro molto anche in allenamento. Capello mi diceva di copiare i movimenti di Raul, ho imparato da lui, da van Nistelrooy, Cassano, Ronaldo, anche se lo vidi per appena un paio di mesi. Quando hai 18-19 anni e puoi giocare con grandissimi campioni, è un gran privilegio. Guardare quel che fanno e sentire quel che dicono, serve. Il modello? Ronaldo, il brasiliano, è stato il più forte di tutti. L’unico di cui guardassi i video, ma non provavo a fare le stesse cose: era molto difficile. Se conta più il talento o il lavoro? Puoi non muovere un dito se sei Maradona, Messi, Ronaldo e forse qualcun altro che dimentico: ma il lavoro è fondamentale, in tutto. È per questo che sono riuscito a fare quello che sognavo da bambino. Dybala? Sa leggere molto bene la partita: insomma, vede il calcio come sanno fare i grandi, anche se è giovanissimo. Lui nuovo Messi? Odio i paragoni, allora dico che Dybala deve diventare Dybala, uno che ha il potenziale per essere tra i migliori del mondo. Ma bisogna lasciarlo stare”.

Higuain (LaPresse/Daniele Badolato)
Higuain (LaPresse/Daniele Badolato)

“I rigori? Avevo parlato con Paulo, era un momento in cui voleva calciarli e per me non c’è problema. Qualche volta li tira lui, altre volte posso farlo io o un altro compagno. I gol? Siamo pagati per quello. Ma l’altro giorno con il Palermo non gliel’ho passata? Avevo un difensore aggrappato e pensavo di portarlo in porta con me, poi ho visto Paulo arrivare. Lui in crisi prima del Palermo? Nel calcio va sempre cosi, a me in dieci anni sarà successo tre milioni di volte. Gli ripetevo quel che mi dice sempre mia mamma: ‘Bene o male, meglio che si parli di te. Preoccupati quando non lo faranno più’. Da mio papà invece ho preso la forza mentale e la cattiveria. E il modo di disturbare i difensori: ma questo è un segreto. Improvvisazione o preparazione? Dipende. Il primo gol di Cagliari e quello con il Palermo sono molto simili: in quei casi sai che il 90 per cento delle volte il portiere va a terra e allora avevo già deciso di fare il pallonetto. A volte va bene, altre male. Noi il miglior attacco della Champions? Domanda difficile: non lo so, perché in Europa ci sono i più bravi. Ma so che siamo una squadra forte e sappiamo di poter arrivare in finale. Dunque, dobbiamo cominciare bene a casa del Porto. Giocare allo Stadium è spettacolare. Prima di entrare in campo vedi le foto di Platini, Baggio, Zidane, Del Piero e ti dici: ‘con la stessa maglia posso non dare il massimo?’. La mia faccia su quei muri? Sarebbe un grandissimo onore, ma prima devo fare e vincere ancora tanto. C’è la Champions, per esempio”.

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