Vivai, investimenti, integrazione, stadi. E’ il quadrato magico che ha permesso al calcio tedesco di programmare il suo ritorno sul tetto del mondo. Partendo da lontano, dalla figuraccia a Euro2000 (fuori al primo turno senza nemmeno una vittoria), la Germania ha avuto l’umiltà di tirare una linea e ricominciare da capo. Al primo posto, i giovani. Dal 2002-’03 i dirigenti della Dfb (la Federcalcio tedesca), hanno messo a bilancio una spesa che supera i 500 milioni di euro per costruire 366 basi di formazione e 29 centri di coordinamento. E’ stata così creata una vera e propria rete in tutto il paese con lo scopo di individuare i migliori talenti e farli crescere dal punto di vista tecnico-tattico, grazie anche al contributo sul campo di 1000 tecnici messi a disposizione part-time dalla federazione. Inoltre, tutte le 36 società di Bundesliga e seconda divisione per ottenere la licenza sono state vincolate alla presenza di un centro di formazione all’altezza e obbligate a schierare una squadra in tutte le categorie di età a partire dagli under 12. Parallelamente ai vivai, la federazione ha deciso di puntare forte sull’integrazione. Non a caso, la ‘Mannschaft’ che Loew ha guidato al successo del Maracanà conta in rosa diversi elementi di origine straniera, ma a tutti gli effetti ‘made in Germany’. Ecco quindi che la faccia multiculturale del calcio tedesco ha i tratti somatici del ‘turco’ Oezil, del ‘tunisino’ Khedira, del ‘ghanese’ Boateng, dell”albanese’ Mustafi. Gli investimenti in ‘risorse umane’ sono poi andati di pari passo con quelli nelle infrastrutture. Approfittando dell’assegnazione del Mondiale 2006, la Germania ha infatti ristrutturato e ammodernato gli stadi, diventando l’isola felice del pallone europeo e il campionato professionistico con la media pubblico più alta al mondo dopo l’Nfl americana. In poche parole, è riuscita a far andare a braccetto spettacolo e business, senza perdere la propria identità. E gli ultimi dati fotografano un sistema che scoppia di salute. Dal 2003-’04 la Bundesliga non ha mai smesso di crescere in termini di ricavi, arrivando a raddoppiare le proprie entrate e sfondando quota 2 miliardi di euro nel 2013. Per la prima volta in assoluto, i 18 club della seconda divisione hanno generato un fatturato totale di più di 400 milioni.
Ma non sono solo quelli sopra citati i motivi del successo tedesco. Tutti a parlare di vivai e stadi, assolutamente correttissimo, ma c’è qualcosa in più da dire: la Germania è forte! Piena zeppa di talento in ogni reparto, è senza dubbi la squadra più completa della competizione, ed il motivo è a nostro parere molto semplice. I tecnici che lavorano in Bundesliga hanno coraggio, i vari Kroos, Gotze, Muller e così via, erano titolari in club di caratura internazionale ancor prima dei 20 anni. Noi invece che facciamo? Mandiamo Berardi in prestito in una squadra che si deve salvare, trattiamo Cristante come ultimo centrocampista in rosa e mandiamo Bardi in giro per l’Italia attendendo non si sa bene cosa. La Roma ad esempio, non ha mai avuto fiducia in Cerci, calciatore del vivaio, ed ora lo sta cercando di ricomprare a cifre altissime. Alcuni dei nostri gioielli, snobbati dalle big italiane, sono calciatori affermati in squadre di vertice all’estero: Verratti, Immobile, Caldirola. Ci saremmo aspettati un cambio di rotta, invece ancora si sente parlare di nomi stranieri (non ci spieghiamo cosa abbia Morata più di Immobile), mentre Scuffet e Perin vengono ricercati all’estero. Così non si va avanti. Il nostro sogno sarebbe quello di vedere Ranocchia titolare al centro della difesa interista, Berardi in un tridente con Tevez e Llorente, Cristante titolare nel Milan, Cerci in una big e fiducia per Insigne a Napoli. A quanto pare dovremo attendere, il calcio dei nostri sogni non sembra esister in Italia…