Dalla sua carriera in campo al futuro in societa’, da Moratti a Thohir, passando per le vittorie e il suo rapporto con Papa Francesco e la fede. Javier Zanetti si racconta ai microfoni di RaiSport 1, partendo dalla fine della sua esperienza in nerazzurro, almeno come giocatore. “Quella dell’Inter – dice l’ex numero 4 – e’ davvero una famiglia. Sono stati 22 anni di carriera molto intensi. Solo amore e passione per questo sport possono portare a fare cose molto belle. Non possono chiedere di meglio alcalcio”. Dalle partite, al ruolo da vicepresidente. “Si’, se ne parla, ma la cosa piu’ importante e’ che io sia utile alla societa’. Io ho dato la mia totale disponibilita’. Mi piacerebbe trasmettere la storia di questa maglia, il fatto che dietro c’e’ sempre una grande societa’ che lotta sempre per vincere”. Il momento piu’ bello e’ “senza dubbio Madrid, lo aspettavo da tanto, cosi’ come molti miei compagni”. Italia-Argentina-Inter, un viaggio di andata e ritorno: “L’Italia mi ha aperto tante porte fin dall’inizio, quando ero sconosciuto. Per questo ringrazio la famiglia Moratti, quella interista che mi hanno dato tanto affetto e tanto amore che mi hanno permesso di diventare una bandiera. Si’, mi sento italiano per questo”. Zanetti parla anche di Erick Thohir dicendo che e’ “molto competente. Ha idee molto chiare. Credo che sta imparando cosa vuol dire essere nella famiglia dell’Inter e speriamo di fare tutti insieme un ottimo lavoro”.
Ultime battute su Fede, Papa Francesco e la partita tra religioni, prevista all’Olimpico: “Il Pontefice e’ una persona davvero straordinaria – conclude Zanetti – che sta dando segnali forti a tutti. Mi ha chiesto di organizzare questa partita inter-religiosa per dare un messaggio di tolleranza e apertura. Speriamo di fare il tutto esaurito all’Olimpico”.