Negli spogliatoi della Pro Patria ci fu anche chi alle combine oppose un netto rifiuto e mosse “un atto d’accusa” nei confronti dei compagni di squadra: era il capitano Matteo Serafini oggetto di una conversazione intercettata tra Mauro Ulizio, gestore di fatto della squadra e il ds della Pro Patria, Fabio Tricarico. Tricarico rispose a Serafini di “sfidare a duello” i colleghi che stava accusando.
“La conversazione – annotano gli investigatori dello Sco della Polizia – lasciava trasparire quale fosse la questione che Gerolino (Adolfo, calciatore indagato, ndr.) avvertiva l’urgenza di sottoporre all’Ulizio, ottenendone il soccorso immediato”. “Il Tricarico – è scritto nel decreto di fermo – informava l’Ulizio di discussioni insorte nello spogliatoio del Pro Patria, laddove Serafini (Matteo, calciatore in forza al Pro Patria) aveva sollevato obiezioni rispetto al momento che stava attraversando in campionato la squadra, coinvolgendo taluni compagni, tra cui Adolfo Gerolino”.
Il ds del Pro Patria riferiva a Mauro Ulizio, “al quale, non si dimentichi, non faceva capo alcuna qualifica in seno alla società se non un potere di gestione di fatto, che Matteo Serafini aveva mosso un atto d’accusa contro suoi compagni di squadra che il Tricarico non esitava a definire ‘uomini’ dell’Ulizio, avverso i quali muoveva accuse che li rendevano meritevoli della messa al bando dalla società”. Tricarico “andava oltre e illustrava all’Ulizio, per sommi capi, la discussione avuta al riguardo con Serafini asserendo di avere suggerito al calciatore di risolvere la faccenda sfidando a duello i colleghi che stava accusando, pur di scansare, a suo dire, l’obiezione che il Serafini aveva sollevato”.