Alessandro Costacurta nasce a Jerago con Orago, in provincia di Varese, il 24 aprile 1966. Compie oggi 54 anni. Ha legato la sua carriera al Milan, con cui ha esordito in Coppa Italia nel 1986, prima di essere prestato per il campionato 1986-1987 al Monza in Serie C1 e poi militare nella società rossonera 20 stagioni consecutive, dal 1987 al 2007. Nel suo palmarés annovera, tra gli altri trofei, 7 scudetti e 5 Coppe dei Campioni/Champions League. Conta 59 presenze e 2 gol con la Nazionale italiana ed è il marcatore più anziano della Serie A, grazie alla rete realizzata contro l’Udinese nell’ultima partita della sua carriera, disputata il 19 maggio 2007 (41 anni e 25 giorni). Nel 1994 si è sposato con Floriana Lainati, da cui si è separato due anni più tardi. Ha sposato il 16 giugno 2004 la show-girl Martina Colombari, con la quale nello stesso anno ha avuto un figlio, Achille. Dopo il ritiro è diventato opinionista di Sky Calcio.
Costacurta è da sempre soprannominato Billy, ma molti non ne conoscono la ragione, svelata dal diretto interessato: “Accadde tutto durante il primo allenamento a Milanello. Era il 1980 e nella pallacanestro dominava il Billy Milano. Anche sui campi da calcio ci si riscaldava passandosi la palla con le mani. Avevo giocato a basket e gli esercizi mi riuscivano bene. Poi iniziammo a palleggiare e, credo fosse colpa della tensione, ogni tre tocchi il pallone cadeva a terra. L’allenatore mi disse: ‘Ma te ste chi a fa? Va giuca’ al Billy’. Sembrava una sciocchezza, invece i compagni iniziarono a chiamarmi così. Ho quel soprannome terribile, una marca di succhi di frutta in cartone, appiccicato addosso da trent’anni”. Il soprannome gli è rimasto, così come la passione per il basket oltre a quella per economia, borsa e finanza.
Ha scritto un libro, insieme al giornalista Marco Cattaneo: “Il calcio e lo scolapasta”, in cui ha raccontato diversi aneddoti divertenti. Al Milan per caso e dire che, come rivelato qualche tempo fa da Martina Colombari, non tifava per i rossoneri: “Alessandro ha giocato nel Milan, ma non credo abbia mai tifato per i rossoneri, neanche da bambino. Mio figlio simpatizzava Inter”. Costacurta racconta come iniziò tutto: “Giocavo nella Gallaratese. Viene inserita nello stesso girone dei rossoneri. Giochiamo contro, faccio due gol e mi prendono per un provino”.
Di lui hanno detto: “In campo ad esempio Costacurta e Albertini erano insopportabili ma fuori erano tutt’altre personalità e persone a cui sono ancora legatissimo” (Massimo Ambrosini); “Maldini e Costacurta stavano ore a discutere su quale fosse l’olio d’oliva migliore da mettere sulla pasta” (Oliver Bierhoff).
Curioso retroscena raccontato da Adriano Galliani: “Costacurta è l’unico giocatore, in quasi 30 anni di Milan, che entrava in sede e firmava il contratto in bianco, vi giuro che è la verità. Gli altri fingevano di firmare il contratto in bianco ma in realtà battagliavano. L’unico che firmava il contratto in bianco e mi diceva di mettere io la cifra era Billy perché sapeva che mi metteva in grande difficoltà. Lui veniva a sapere quanto era il suo contratto solo quando gli davamo la sua copia”.
Anche Costacurta ha raccontato diversi aneddoti nel corso degli anni. Di Silvio Berlusconi ha detto: “All’inizio ci sembrò proprio pazzo, un po’ fuori di testa: l’elicottero, la Cavalcata delle Valchirie, le divise bellissime, le scarpe tutti uguali. Non erano cose abituali all’epoca. Queste variabili ci stupivano. La sicurezza che in pochi anni saremmo arrivati sul tetto del mondo non era facile da metabolizzare. Sembrava un obiettivo molto complicato. Poi capimmo che faceva sul serio quando ha cominciato a comprare calciatori forti. In particolare, Ruud Gullit, che all’epoca era uno dei campioni più cari del mondo”.
Un altro aneddoto legato al Cavaliere: “Dopo i cinque schiaffi al Real Madrid, il 19 aprile 1989, i più giovani della squadra vengono convocati all’Assassino, storico locale della Milano da bere e covo dei rossoneri. L’ex Cavaliere aspetta con due amici: era in compagnia di Craxi e Forlani. Capitai accanto all’esponente della Democrazia Cristiana, aveva giocato a calcio e molta voglia di chiacchierare. Anche troppa. Dopo un’ora presi coraggio e gli dissi che dopo una vittoria così avevo solo voglia di salutarlo e andare a festeggiare”.
Sugli ex compagni: “Gattuso le pedate nel sedere le prendeva. Anche da me. Maldini da sempre è stato per me un consulente, nel senso che ha una memoria incredibile e quando mi chiedono di fare interviste su partite lo chiamo”. Costacurta ha scherzato sulla sua decisione di ritirarsi: “Avevo 40 anni e giocammo un’amichevole contro il Barcellona. Gli ultimi due minuti, Ancelotti mi chiese di scaldarmi, quando vedo Messi, che all’epoca aveva 16 anni, ma era alto come un bambino. Chiesi chi fosse e mi risposero ‘vedrai’. In effetti, in campo, mi fece due tunnel e due dribbling. Da lì probabilmente decisi di smettere di giocare“.
L’ultima curiosità riguarda Sacchi ed è contenuta nel libro sopraccitato: “Prima di ogni partita non voleva si ridesse o parlasse. Per noi era strano. Quando andavamo in ritiro dalle 8 alle 20 ci massacrava parlandoci perché voleva imparassimo atteggiamenti che dovevamo fare in campo. Solo che i suoi discorsi tattici andavano avanti oltre l’orario. Anche in stanza. Per evitarli, però, appena sentivamo l’inconfondibile rumore delle sue ciabatte che lo precedevano, spegnevamo la luce e fingevamo di dormire“.
