La retrocessione, ormai matematica, del Cagliari, unitamente con altre circostanze che si stanno verificando in Serie B e in Lega Pro rischiano di prefigurare una prossima stagione in cui la rappresentanza del Sud e delle Isole nelle due massime categorie del calcio italiano potrebbe essere praticamente ridotta all’osso.
Osserviamo meglio la situazione: come premesso, il Cagliari ha dato il suo addio alla massima divisione, alla quale l’unica squadra meridionale
che è nelle condizioni di approdare è l’Avellino. Agli irpini, fino alla scorsa giornata in lotta con Pescara e Livorno per gli ultimi 2 posti disponibili per i play-off, il pareggio con il Trapani per qualificarsi alla post-season. Lo scontro diretto tra abruzzesi e toscani, in programma proprio l’ultima giornata permette alla squadra di Rastelli di dormire sogni tranquilli in tal senso, a prescindere dall’esito della gara contro il già retrocesso Brescia. Tuttavia, l’Avellino si qualificherebbe ai play-off come settima o come ottava, posizioni che inevitabilmente portano a uno svantaggio sia in termini di quantità di partite da disputare, sia per quanto riguarda il fattore campo.
Ancor più complessa la situazione in bassa classifica, dove Catania e Crotone sono rispettivamente a +2 e +1 sulla zona play-out, attualmente occupata da Modena e Virtus Entella. Se gli etnei sono attesi dal Carpi già promosso e possono dunque confidare quantomeno sulla differenza in termini motivazionali, la situazione dei pitagorici è da brividi, dal momento che l’ultima gara della regular season è proprio contro la Virtus Entella. Per quanto riguarda le altre, il Bari ha deluso, non riuscendo a raggiungere una zona play-off che sembrava dover rappresentare l’obiettivo minimo a inizio stagione, mentre il Trapani è riuscito a centrare la salvezza al 97′ della gara contro l’Avellino.
In Lega Pro, invece, si è consumato un vero dramma, con Benevento e Juve Stabia sbattute fuori dai play-off da parte delle decisamente meno quotate Como e Bassano Virtus. Alla luce di quanto si era detto sostanzialmente all’unanimità ai nastri di partenza, ovvero che il Girone C, quello meridionale, fosse il più competitivo e difficile di tutti, questi verdetti sanno tanto di beffa. Oltre alla Salernitana, promossa dopo la stagione regolare, l’unica possibilità di vedere una meridionale in Serie B è rappresentata dal Matera, che affronterà la Reggiana in semifinale.
Vediamo ora di ipotizzare due scenari, il migliore e il peggiore, per la prossima stagione rispetto alla presenza di formazioni del Mezzogiorno. Nella migliore delle ipotesi, in Serie A vedremmo Avellino, Napoli e Palermo; in B Bari, Cagliari, Catania, Crotone, Matera, Salernitana e Trapani. Dunque, 3 su 20 (15%) in A, 7 su 22 (31,8%) in B. Nella peggiore -e sarebbe davvero una situazione drammatica- in Serie A Napoli e Palermo; in B Avellino, Bari, Cagliari, Salernitana, Trapani e una tra Catania e Crotone nel caso in cui siciliani e calabresi (coerentemente con l’ipotesi dello scenario peggiore possibile) si affrontassero ai play-out. Pertanto, stando a questa ipotesi, 2 su 20 (10%) in A, 6 su 22 in B (27,2%).
Considerando il numero di formazioni che in totale militano in A e in B (42), l’ipotesi più ottimista vedrebbe dunque 10 squadre meridionali, ossia il 23,8%, nelle prime due categorie del calcio italiano; quella più catastrofica soltanto 8, ovvero il 19%. In entrambi i casi (che, lo ricordiamo, non sono gli unici possibili, ma semplicemente le due ipotesi estreme) si tratterebbe di numeri altamente preoccupanti.
Quel che, al netto di ogni possibile congettura, emerge da questo quadro è l’assenza dal “calcio che conta” di piazze di cui il Sud (così come tutto il calcio italiano, a dire la verità) avrebbe assoluto bisogno: se Salerno ha finalmente, e meritatamente, riconquistato la visibilità che merita, è senza dubbio problematico il fatto che realtà come la Reggina, il Messina e il Lecce non siano attualmente in grado di recitare
un ruolo che, per storia e bacino d’utenza, sarebbe loro consono. Per quanto riguarda queste ultime 3 piazze, solo l’estate ci potrà dire se in riva allo Stretto e sul “tacco” d’Italia sarà possibile pensare a un futuro di un certo livello.