Andrea Pirlo, le origini Sinti e gli schiaffi di Gattuso. Le accuse al Deportivo e il nome ad un bambino

Si rinnova il classico appuntamento con la nostra rubrica "L'uomo del giorno". Protagonista di oggi è Andrea Pirlo, ex centrocampista italiano

Andrea Pirlo è considerato uno dei calciatori più forti di sempre. Soprannominato non a caso il ‘Maestro’ ha illuminato le scene per oltre 20 anni. Dopo aver cominciato a giocare nel Flero, squadra del paese dove è cresciuto, e nella Voluntas, è poi entrato nelle giovanili del Brescia giocando principalmente da trequartista. Il 21 maggio 1995 ha debuttato in Serie A a 16 anni e 2 giorni sostituendo Marco Schenardi in Reggiana-Brescia 2-0. Nel 1998 è passato all’Inter. Poi un prestito alla Reggina (esperienza esaltante con i calabresi), poi torna all’Inter, ma va di nuovo in prestito, stavolta al Brescia. Nell’estate 2001 Pirlo viene acquistato dal Milan a titolo definitivo per circa 5,5 miliardi di lire più il cartellino di Guglielminpietro (35 miliardi complessivi). Anni strepitosi e ricchi di successi fino al 2011 quando passa a parametro zero alla Juventus dove vive una seconda giovinezza riportando ai vertici la Vecchia Signora. Il 6 luglio 2015 viene ufficializzato il suo passaggio a titolo gratuito al New York City, club della Major League Soccer. Il 5 novembre 2017 disputa la sua ultima partita da professionista. Oggi è un allenatore.

Nell’aprile 2013 ha pubblicato per Mondadori la sua autobiografia ‘Penso quindi gioco’, scritta con Alessandro Alciato. È stato nominato Cavaliere della Repubblica Italiana il 27 settembre 2004 e Ufficiale della Repubblica Italiana il 12 dicembre 2006. Ha inoltre ricevuto il Collare d’oro al Merito Sportivo il 23 ottobre 2006. Andrea Pirlo è diventato per la terza volta padre il 7 luglio del 2017, quando ha avuto dalla compagna Valentina Baldini i gemelli Leonardo e Tommaso. Pirlo era già padre di due ragazzini: dalla ex moglie Deborah Roversi ha avuto Niccolò, ora quattordicenne, e Angela, che ha dieci anni. Una relazione, la prima, finita male (in tribunale). Ora ogni mese Pirlo versa 55 mila euro di alimenti.

Giorgio Gaggiotti, Team Manager del Brescia Calcio dal 1990 al 1998, ha raccontato di un episodio del 1996 per descrivere la personalità e la classe di Pirlo giocatore. Amichevole pre-campionato Inter-Brescia, la gara finisce ai rigori: “Penultimo rigore, Doni contro Pagliuca, Cristiano lo beffa con uno ‘scavetto’, il portiere reagisce a male parole scagliando il pallone sulla schiena del giocatore bresciano reo di averlo offeso. Ultimo e decisivo rigore, sul dischetto un ragazzino di 17 anni di nome Andrea Pirlo, breve rincorsa e.. ‘scavetto’. Gol! Pagliuca non reagisce, il pubblico ride ed applaude, io corro dalla panchina abbracciando in maniera protettiva Andrea e gridando ‘Grande Andry!'”.

Malgrado l’aspetto sempre serio e un po’ musone, Pirlo è sempre stato descritto dai suoi ex compagni come una persona allegra e costantemente pronta allo scherzo. Vittima preferita sicuramente Gattuso: “Ai tempi del Milan è riuscito anche a mangiare un lumacotto vivo per scommessa e non gli abbiamo nemmeno dato i soldi. Rino aveva una pescheria negli ultimi anni e quindi riforniva le cucine di Milanello continuamente. Quando sapevamo che c’era il pesce noi ordinavamo prosciutto. Lo chiamavo terrone e lui mi picchiava, allora per vendicarmi gli rubavo il cellulare e con il suo numero mandavo un sacco di sms a Braida. Durante una trattativa per il rinnovo gli scrissi: ‘Caro Ariedo, se mi dai quello che voglio ti do mia sorella’. Seguirono botte”.

Ma lo scherzo più riuscito e bello fu ai tempi del Mondiale 2006, in ritiro. Una serata libera in cui i calciatori si ritrovarono ubriachi. Gattuso era rimasto in camera. Da lì nacque l’idea di Pirlo e De Rossi, raccontata nella biografia del ‘Maestro’: “Andiamo a rompere i coglioni a Rino. Mentre salivamo le scale per raggiungerlo in stanza, De Rossi ha preso un estintore ‘Vado a spegne’ Gattuso’. Abbiamo bussato, lui ha aperto con gli occhi stropicciati e Daniele gli ha scaricato addosso tutto quello che c’era là dentro ed è scappato in camera lasciandomi in balia di quel mostro in mutande e pieno di schiuma che gridava concetti sconnessi. Ho tentato di scappare, ma ero spacciato in partenza. Quando alle tue spalle c’è Gattuso che ti vuol fare male puoi correre finché vuoi, ma alla fine ti prenderà. De Rossi, con la serratura ben chiusa faceva lo spiritoso ‘Che sono questi rumori? Li ho già sentiti nei film di Bud Spencer e Terence Hill…’. Era Rino che mi stava facendo vedere la sua collezione di schiaffi”.

Quando era al Milan trascorreva ore ed ore a giocare con i compagni alla PlayStation e ha passato il pomeriggio prima della finale di Berlino 2006 così. Quale squadra sceglie? Quasi sempre il Barcellona. Da piccolo era solito guardare i DVD di Juninho Pernambucano, da cui ha chiaramente tratto ispirazione per quanto concerne i calci piazzati. Si allenava dentro casa, utilizzando sedie e divani come barriera. Ha imparato bene visto che ha segnato 28 reti (record in Serie A assieme a Mihajlovic) direttamente su punizione. Pirlo è un amante del vino. Oltre ad esserne un esperto, ne è anche un produttore. Con il suo brand ‘Pratum Coller’, con sede a Castel Mella in provincia di Brescia, ogni anno produce 20 mila bottiglie di bianchi, rossi e rosé. Talmente grande da essere omaggiato anche con il nome di un neonato. Pirlo Kayal: negli uffici anagrafe israeliani è presente questo nome. E’ il figlio di Beram Kayal, attuale centrocampista del Brighton.

A pochi giorni da Italia-Romania, delicatissima sfida degli Europei di Polonia e Ucraina del 2008, si diffuse un’indiscrezione clamorosa: Andrea Pirlo avrebbe origini sinti. Cosa assolutamente non vera, smentita dallo stesso giocatore, che ha voluto fare alcune precisazioni nella sua biografia: “Mio padre Luigi si occupa anche di siderurgia. Siccome il commercio e la lavorazione dei metalli rappresentano tradizionalmente il lavoro più diffuso tra i sinti, qualcuno ha voluto fare uno più uno e dal risultato è nata quella serie di articoli strampalati”.

Tanti retroscena sulla carriera di Pirlo, alcuni raccontati in prima persona: “Prima di andare alla Juve sono stato vicino alla Roma. Ci furono dei contatti”. Tante volte è stato vicino a lasciare il Milan: “Nell’estate del 2006, mentre giocavo il Mondiale, ero un calciatore del Real Madrid. Un contratto di cinque anni già pronto”. Tutto saltato per il no di Galliani e per un contratto in bianco presentato a lui e al suo procuratore. Pirlo voleva lasciare i rossoneri perché “un giorno si leggeva che ci avrebbero retrocesso in Serie B, poi di penalizzazioni…Un puttanaio mai visto…Però ero sicuro di una cosa: non sarei mai sceso in B“.

Nel 2009 vicino al Chelsea di Ancelotti. Berlusconi, intercettato mentre parlava con un tifoso disse: “Pirlo mi costa troppo…54 miliardi di lire l’anno. Poi cambiò idea quando seppe che a Londra era pronto un quadriennale: “Non c’è problema Andrea. Di questo parlerai con Galliani”.

Nel 2010 invece il Barcellona. Un incontro con Guardiola nella notte del Trofeo Gamper: “Stiamo cercando un centrocampista da alternare a Xavi, Iniesta e Busquets, sei tu”. Un’offerta irresistibile. Ma anche in quel caso non se ne fece nulla per volontà del Milan: “Potevo andare al Barcellona. C’era in ballo la trattativa di Ibrahimovic e io dovevo essere il giocatore di scambio. Alla fine si risolse solo con Ibra che arrivò al Milan. Sarebbe stata sicuramente una bella esperienza, ma al Milan stavo bene”.

Due partite indigeste dei tempi del Milan. La notte di Istanbul che Pirlo ricorda così: Non mi sentivo più un giocatore e già questo era devastante, ma neanche un uomo e questo era peggio… Non mi specchiavo, avevo paura che l’immagine riflessa rispedisse indietro uno sputo. Un breve e intenso periodo di merda“. Pirlo ha confessato di aver seriamente pensato di smettere col calcio dopo quella notte. Ma anche quella contro il Deportivo non gli è andata giù, anzi: “Non sono in possesso di prove, per cui la mia non è un’accusa, mai mi permetterei di formularla. Semplicemente è un pensiero cattivo che mi sono concesso, però per la prima e unica volta nella vita mi è venuto il dubbio che qualcuno sul mio stesso campo potesse essersi dopato“.

La Nazionale, un amore infinito. “Dopo il Mondiale 2014 in Brasile smetterò di giocare con l’Italia, appenderò il cuore al chiodo, però fino ad allora nessuno – se non Prandelli per scelta tecnica – dovrà permettersi di chiedermi di abbandonare”, disse Pirlo. Nessuno disse nulla.

Parole al miele per Massimo Moratti: “E’ il mio vicino di ombrellone a Forte dei Marmi. E’ una bravissima persona, un padre di famiglia, un lord fuori contesto, un pezzo di pane in un mondo di squali“. L’Inter è da sempre la squadra del cuore di Pirlo ma l’arrivo di Tardelli cambiò il destino: “Stavo male, soffrivo. Quante volte avrei voluto dirgli ‘Sai dove te le puoi mettere quell’urlo che ti ha reso famoso?’“.