Antonio Conte è il protagonista del nuovo appuntamento in due puntate con “Federico Buffa Talks”, la produzione originale firmata Sky Sport con Federico Buffa e il direttore Federico Ferri, disponibile da oggi su Sky e in streaming su NOW. Il primo episodio è in programma questo venerdì 13 giugno alle 21:00 su Sky Sport Uno e a mezzanotte su Sky Sport Calcio, mentre il secondo episodio andrà in onda da venerdì 20 giugno.
L’intervista prende le mosse dal libro di Conte, scritto con Mauro Berruto, “Dare tutto, chiedere tutto” (ed. Mondadori), un titolo che racchiude la sua filosofia di allenatore e il modo in cui plasma un gruppo vincente. Nel corso della lunga chiacchierata, Conte ha affrontato numerosi temi, dalla sua storia con la Juventus – inclusi i retroscena del suo arrivo da allenatore in bianconero – all’attualità. Per la prima volta, ha svelato cosa sia accaduto realmente nel finale di stagione dopo lo scudetto a Napoli, chiarendo il confronto con Aurelio De Laurentiis e la sua decisione di restare sulla panchina dei Campioni d’Italia. Non sono mancate, ovviamente, le voci sul suo possibile ritorno alla Juventus.
Conte ha esordito sottolineando l’importanza, quasi fondamentale, dell’anno in cui, dopo l’esperienza al Tottenham, ha scelto di non allenare e di rimanere a casa. “Mi sono messo a studiare veramente tanto anche col mio Subbuteo. A casa mia c’è sempre. Cioè, a casa c’è il campetto, quindi io tante situazioni poi le rivedo, riportandole sul Subbuteo, sia la fase offensiva, che la fase difensiva. Anche al campo di allenamento,” ha rivelato, mostrando un lato inedito della sua preparazione metodica.
Sul suo rapporto con il Napoli, Conte ha ribadito: “Ho firmato un contratto di tre anni con il Napoli. L’obiettivo qual era? Quello che ho sempre detto: di costruire delle basi solide e non delle basi dove alla fine, alla prima situazione, potessero sgretolarsi. Il primo step ci siamo messi come obiettivo il ritorno in Europa, neanche la Champions League. Poi il fatto che noi siamo arrivati alla vittoria del campionato, nella mia testa e nella mia visione, nel mio progetto non è cambiato assolutamente niente.”
Uno dei momenti più attesi dell’intervista è stato il confronto con De Laurentiis a fine stagione e le voci di mercato. Conte ha espresso il suo disappunto per il “si sia già iniziato a parlare, si sia parlato di me alla Juventus” a un mese o un mese e mezzo dalla fine del campionato. E ha smentito categoricamente qualsiasi accordo con i bianconeri: “No, assolutamente io non avevo nessun accordo con la Juventus e ho rifiutato categoricamente.”
Nonostante le speculazioni e le voci, il legame di Conte con la Juventus rimane indissolubile. “Solo gli stupidi possono andare dietro a queste cose. Detto questo, per me la Juventus è, era e sarà sempre la Juventus, è chiaro? Quindi nessuno, come ho detto, anche col Lecce, potrà mai inficiare il mio sentimento nei confronti di questo Club… della mia storia. Dove sono cresciuto, capisci? Mi dà fastidio perché tante volte anche dietro il mio e la mia persona… Dietro il mio personaggio tanti ci marciano, tanti comunque sono degli avvoltoi, perché comunque mi rendo conto che il nome mio è diverso rispetto a tanti.” ha chiosato Conte. Un episodio significativo risale alla presentazione del Napoli, quando i tifosi gli chiesero di saltare al coro “Chi non salta juventino è“. “Io stoppo tutti e dico: ‘Fermiamoci un attimo. Non mi potete chiedere ciò che non potrò mai fare’,” ha raccontato, ribadendo la sua lealtà.
Conte ha anche riflettuto sul peso delle sconfitte nella sua carriera: “Come ho sempre ribadito, ho vinto tanto, da calciatore e anche da allenatore, ma ho perso anche tanto. E credetemi, le sconfitte che io ho avuto sono state sconfitte importanti. Perché perdere tre Champions League, una finale di Coppa del Mondo o una finale dei Campionati Europei all’ultimo minuto – e al Golden Goal – o altre finali di UEFA o di Coppa Italia o scudetti persi all’ultima giornata, sono cicatrici profonde che tu comunque ti porti. Ecco perché a volte io tiro fuori una cattiveria che può far paura, a volte un pochettino timore e cerco in tutti i modi di vincere, di vincere e celebrare la vittoria. Ecco, cosa che io in passato tante volte non ho fatto e mi sono pentito di questo.”
E proprio la celebrazione della vittoria è stata una lezione appresa e messa in pratica a Napoli. “Napoli me la sono goduta. Me la sono goduta perché, ripeto, si fa tanto per arrivare al traguardo e vincere. Una volta che tu arrivi al traguardo te la devi godere, altrimenti non ha senso. Cioè non ha senso fare il percorso e non ha senso fare tutti quei sacrifici,” ha concluso il tecnico del Napoli.