Il cuore oltre l’ostacolo, ma questa volta non è bastato nemmeno quello. Nonostante in questa stagione chi ha voluto davvero bene a quella maglia oltre al cuore ci ha messo anche di più, rinunciando a stipendi arretrati, pagando le trasferte di tasca propria, riuscendo a pensare al campo nonostante, davvero, fosse l’ultima cosa di cui preoccuparsi. E lo ha fatto mettendoci l’anima, tanto da strappare applausi e solidarietà da tutto il mondo.
Ma alla fine non è bastato ed è rimasto solo quello, quel battito scrosciante di mani che oggi rafforza ancora di più (per quanto possibile) quel senso di beffa. Perché gli attestati di stima fanno piacere sì, riempiono occhi e cuore ma davanti alla sentenza arrivata ieri da un’aula triste e cupa di un Tribunale c’è solo da fermarsi e riflettere in silenzio: Parma in Serie D. Tutto finito. Un incubo dal quale non basta un pizzicotto per svegliarsi e ritrovarsi tutti sudati in mezzo al letto. No, purtroppo.
Hanno distrutto tutto, hanno tolto il sorriso ad una città. Da Ghirardi (vero e principale artefice di questo disastro) a Leonardi recitando una farsa che ha visto succedersi sulla scena prima Taci e poi Manenti su cui, davvero, inutile spendere altre parole. Sarebbe come girare il coltello all’interno di una ferita che Parma, la sua storia, la sua città, i suoi tifosi, giocatori, allenatori e chi ha lavorato onestamente in tutti questi anni non merita assolutamente.
Quell’isola felice che ha visto protagonista Sacchi e Scala, giusto per citarne due, in panchina e giocatori che solo a pensarci vengono i brividi: Buffon, Cannavaro, Thuram, Crespo, Veron etc etc. oggi non c’è più. Tutto finito. Dietro finti sorrisi e parole che non erano altro che una recita mal studiata di cui tutti conoscevano in anticipo il triste epilogo. Ma una cosa è certa, il sipario sul Parma non scenderà mai. Quello scritto ieri solo l’ultimo momentaneo atto di una sceneggiatura che, ne siamo sicuri, riporterà Parma e la sua gente in alto, nuovamente in Serie A. Esattamente lì, dove merita di stare.