“Mi sento ancora giovane, ho ricaricato le batterie e ho voglia di allenare. L’anno sabbatico mi ha fatto bene, credo che ogni tanto sia salutare staccare la spina. L’anno scorso avevo gestito qualche situazione in una maniera anomala per me, e non mi sono piaciuto. E’ stato un campanello d’allarme, ho capito che dovevo fermarmi” sono le parole di Guidolin ai microfoni della Gazzetta dello Sport. L’ex tecnico dell’Udinese ha spiegato: “E poi c’era l’idea di fare un lavoro diverso all’Udinese, alla quale avevo promesso fedeltà. Altre volte ho rinunciato a guadagni e piazze importanti per restare, Udine era il mio posto. Avevamo programmato un lavoro diverso per me, un ruolo di consulente soprattutto all’estero. A Udine comandano i Pozzo, padre e figlio. Uno è sempre sull’Udinese, l’altro supervisiona il Watford. Ho rinunciato a tre anni di contratto e speravo di poter portare la mia esperienza a Granada, ma il progetto è fallito. A questo punto sono pronto per lavorare altrove, se troverò qualcosa che mi interessa”.
“Quindi, le occasioni le ho avute, ma ho fatto le mie scelte. Speravo che fossero apprezzate di più dal mio club. Adesso la questione non è tanto di blasone, di club piccolo o grande, ma di situazione giusta. A me piace insegnare calcio e credo di poter lavorare con giocatori giovani e meno giovani, ho ancora tanto da dare: un anno di pausa è sufficiente” ha detto Guidolin, che poi ha aggiunto, sul lavoro di Stramaccioni con l’Udinese: “Sul suo lavoro non sarei così critico. L’Udinese che fa 60 punti di media in quattro anni non è la normalità, la mia Udinese arrivata in Europa quattro volte su cinque non è la regola. La misura della provincia è un’altra, e Udine è provincia. Quindi, il primo obiettivo è restare in A, possibilmente senza affanni, poi se si può si sogna l’Europa, se si riesce anche la zona Champions, ma in quel caso parliamo di capolavori, e non sempre si riesce a realizzarli. E quando si lavora in un club come l’Udinese si deve cercare di mettere in mostra a ogni stagione giocatori nuovi, giovani, ma non è detto che ci si riesca sempre. Un anno diverso può capitare”.
Infine, sulla Juve: “Sono rimasto impressionato dalla sua crescita. La Juve che raggiunge la finale di Champions racconta una cosa importante: il nostro sistema è indietro, eppure come allenatori e giocatori siamo in grado di fare grandi cose, e anche qualche società lo è. La Juve è avanti, lo dicevo già quando stavano costruendo lo stadio. Anche l’Udinese è avanti: è stata una fortuna per me lavorare a Udine per tante stagioni, ma credo di aver contribuito alla creazione di una mentalità giusta”.