SI gioca la terza giornata del campionato di Serie A, inizio altalenante per l’Atalanta, nel primo match blitz sul campo della Spal, poi il ko interno contro il Torino ma la stagione della squadra di Gasperini si preannuncia scoppiettante. Intervista a ‘La Gazzetta dello Sport’ dell’ex bandiera Gianpaolo Bellini. L’Atalanta è partita un po’ fra alti e bassi: sensazioni? «Sono fiducioso, nonostante la sconfitta con il Toro: molte occasioni create, Sirigu è stato strepitoso, e un grande gioco. Da vera Atalanta, che come sempre affronterà chiunque faccia a faccia».
In 180’, però, i gol subiti sono cinque.
«Qualche errore in fase difensiva, in primis su palle inattive, ma ci può stare: siamo solo all’inizio. La strada è quella giusta, ora bisogna ridurre il margine di errore».
Soprattutto il martedì e il mercoledì.
«In campionato c’è tempo per recuperare, in Europa può condannarti anche una singola distrazione. E se perdi una-due partite, sei quasi fuori. Nell’ambiente si dice che il gruppo C sia semplice, per fortuna non nello spogliatoio. Shakhtar e Dinamo Zagabria non sono superiori, ma ragazzi: è la Champions, non esiste sottovalutare l’avversario».
Vero, ma gli ottavi sono alla portata.
«Non lo nascondo, ma io sono più “romantico”: provi a immaginare un successo con il City. Quante squadre ce l’hanno fatta? A Bergamo, un risultato del genere sarebbe ricordato per tutta la vita».
In Serie A sarà dura bissare l’ultimo terzo posto?
«Qualcuno ha dei dubbi sul fatto che si possa resistere con tre competizioni, ma due anni fa ci furono dei problemi? Certo, la Champions è pesante, in primis a livello mentale, ma ormai l’Atalanta ha raggiunto una dimensione europea. E ha tutto per confermarsi lassù».
Cosa pensa dei nuovi acquisti?
«Kjær e Muriel li conosciamo, su Arana e Malinovskyi mi sono informato. Diciamo che li ho “studiati”: tutti saranno importanti».
A proposito: con il danese, quante sfide in passato…
«Difensore vero, in grado di adattarsi a vari sistemi di gioco: sa coprire, costruire da dietro ed è pericoloso nell’area avversaria. È un profilo da Dea».
Pure nel suo ruolo lo sono da tempo.
«Detto di Arana, che sono curioso di vedere nel calcio italiano, Hateboer, Gosens e Castagne non sono più scommesse. In questi anni sono cresciuti in modo incredibile, mi piacciono: abbinano l’intelligenza tattica alla corsa, oltre che a un’ottima tecnica. Sono giocatori fondamentali».
Da giovane collega, cosa «ruba» a Gasperini?
«Stravedo per lui, già dal Genoa. Sa perché è diverso dagli altri? Convince i giocatori con una determinata filosofia: loro la fanno propria riuscendo a mantenerla nel tempo. Onestamente, quanti allenatori riescono a farlo?».
Insomma, Brambilla ha un ottimo modello da seguire.
«Massimo ha una dote unica: l’equilibrio. Zero eccessi e una serenità coinvolgente, fondamentale per la squadra. Ora ci aspetta un’annata lunga, con una Youth League in più. L’obiettivo, comunque, non cambia: il risultato conta, ma la priorità è la crescita dei ragazzi».
Gomez è il post-Bellini?
«Ognuno ha la propria storia: io sono orgoglioso della mia, ma si guarda avanti. E questo Papu, rispetto a quando c’ero io, è un altro: qualità tecniche eccezionali, negli anni è cresciuto nella leadership. Anche grazie al Gasp. E le svelo un aneddoto: dopo la qualificazione in Champions gli mandai un messaggio per ringraziarlo. Sentivo l’esigenza di farlo: da bergamasco e da tifoso».