Atalanta-Valencia di Champions League che si è disputata a San Siro è stata definita la ‘partita zero’, quella che probabilmente ha portato tantissime persone al contagio da Coronavirus. Bergamo è stata una delle città più colpite dall’epidemia, la situazione è ancora delicata ma servirà stringere i denti ancora un pò per poi rivedere la luce. Arriva una testimonianza di una giornalista proprio su quella ‘famosa’ partita, ecco quanto si legge su ‘calciomercato.com’.
“Il Meazza, così maestoso e imponente, quasi scompariva nella bolgia dei 45mila che si erano dati appuntamento al famoso gate 12 come alla Vigilia di Natale. Si scambiavano abbracci a più non posso, pronostici sussurrati all’orecchio per non portare male, i bambini si stringevano ai genitori tanto da calpestarli, perché l’ondata nerazzurra era così potente da rischiare di perdersi tra una bancarella e l’altra. E poi d’improvviso, come un fiume in piena, sono comparsi anche loro: i valenciani”.
SULLA METRO – “Quando mi sono incamminata verso la linea 5, di un viola di cattivo presagio ma che allora era solo il colore del tramonto prima di un match storico, ho dovuto attendere un secondo convoglio. Ero in buona compagnia di bergamaschi come me, alcuni per la prima volta allo stadio con i mezzi per paura di non trovare parcheggio. All’arrivo della seconda metro con la scritta ‘San Siro Ippodromo’ ci siamo accatastati l’uno sull’altro, per arrivare in tempo alle fatidiche ‘due ore prima’ dell’ora zero. Troppo stretti, a ripensarci, troppo vicini, col senno di poi, alla carrozza confinante occupata da centinaia di spagnoli. Tra loro, probabilmente, più di un contagiato da quel Coronavirus che già da sei giorni aveva messo radici nel Sud della Spagna, come evidenziato poi dalle autopsie nella regione valenciana”.
LA BIRRA DALLO STESSO BICCHIERE – “All’uscita, lungo le scale intasate della stazione d’arrivo, qualcuno si è calmato, ha scambiato il gagliardetto, ha posato per una foto ricordo. E alcuni, me lo ricordo bene perché mi è rimasto impresso, si passavano lo stesso bicchiere di birra prima di offrirlo a degli ultras bergamaschi di passaggio, brindando alla comune serata da sogno. Ma in comune, settimane più tardi, avrebbero avuto solo un incubo”.