Roberto Baggio è stato uno dei calciatori più forti della storia del calcio, dotato di una qualità sopra la media. Il ‘Divin Codino’ sarà protagonista del nuovo ciclo di ‘Vite – L’arte del possibile’, in onda su Sky Tg24 mercoledì 23 novembre alle 20:45 e su Sky Sport Uno alle 22.00. L’ex Juventus si racconta a Giuseppe De Bellis in una location d’eccezione, l’aereo di linea Ita Airways che porta il suo nome. Importanti novità tra retroscena, aneddoti e speranze.
Dagli spalti del Menti, sognando Paolo Rossi (“andavo con il papà la domenica in bicicletta a vedere giocare il Vicenza dove c’era anche Paolo e sognavo di diventare come lui”), alla carriera tra grandi successi e qualche delusione come il maledetto rigore a Pasadena che ancora fa fatica a dimenticare (“la gente mi ha sempre dimostrato grande amore, grande affetto per cui hanno capito la mia sofferenza, però sono molto esigente con me stesso… Avevo mille occasioni per sbagliare un rigore ma non dovevo sbagliarlo quel giorno”), poi il rapporto con la Nazionale e la ferita per la mancata convocazione ai Mondiali 2022: “è una ferita, come tutte le ferite magari non si cicatrizzano mai fino in fondo, perché credo che quel mondiale era solo un premio per quello che avevo fatto e per quello che avevo dato alla maglia azzurra”.

La carriera di Baggio è stata straordinaria in club come Juventus, Inter, Milan, ma anche con la provincia. “L’anno di Bologna è stato un anno meraviglioso per tanti aspetti. Mi ha riportato in Nazionale e mi ha riportato alla gioia di poter vivere un altro mondiale. C’è stato un grande rapporto con la gente, veramente, io e la mia famiglia non ci siamo neanche accorti del tempo che passava”. La carriera è stata condizionata dagli infortuni (“quella purtroppo è una cosa che mi ha accompagnato sempre, io vivevo con questa spada di Damocle sulla testa in ogni allenamento e in ogni partita”).
Sull’addio a San Siro, in una giornata emozionante: “è stato commovente, ho sentito l’affetto di tutti i tifosi italiani”.
Sul possibile ritorno nel mondo del calcio, magari da allenatore, risponde: “all’inizio volevo staccare completamente e volevo capire cosa fare da grande e poi sì, ogni tanto ti torna il desiderio, ci pensi e poi per fortuna rimane un pensiero. Bisogna essere portati per fare anche determinate cose e io forse non mi reputo all’altezza di farle”.
Sul miglior Baggio risponde: “quello di Vicenza. Perché mi ricordo che – senza presunzione – ero imprendibile”.
Poi una nuova vita dopo il calcio: “per me il fatto di stare a contatto con la natura, di lavorare, di tagliare le piante, di fare le cose che apparentemente per gli altri non hanno significato, mi fa arrivare alla sera sfigurato dalla fatica ma realizzato. Hai fatto qualcosa che servirà alla tua famiglia, ai tuoi amici”. Il desiderio per il futuro è quello di “vedere questo Paese come era una volta: invidiato da tutti. La speranza c’è sempre, non ci manca niente”.