Banche ed un ex ergastolano: inquietanti retroscena sul fallimento del Parma

Nuovi, gravi ed inquietanti retroscena sul fallimento del Parma vengono fuori grazie ad un'indagine del giornale Parmateneo

Si aprono nuovi scenari attorno alla già grave situazione del Parma. Se quasi tutto fino a questo momento è rimasto nell’ombra e galleggia nel più totale mistero, si aprono nuovi inquietanti scenari circa la capitolazione del club parmense. A fare luce, o per lo meno a provarci prepotentemente, ci ha pensato il giornale online ‘Parmateneo.It’ che con una lunga e accurata indagine ha reperito documenti e interrogato fonti che, per ovvi motivi, rimangono anonime ma che hanno svelato gravi e importanti retroscena sulle questioni che hanno portato al fallimento della società emiliana. Primo punto svelato dall’indagine è la questione debiti al momento della cessione della società da Ghirardi a Taci. Come riportato da Repubblica i due durante una cena, avrebbero a lungo parlato delle condizioni contrattuali, sottintendendo che il presidente entrante conoscesse la situazione societaria del club. Ma pare che ci sia un’altra verità “secondo la quale soltanto nel corso della serata Ghirardi avrebbe detto a Taçi: ‘Le vendo il Parma, ma ci sono 17 milioni di debiti’. Un buco che nell’arco di dieci giorni sarebbe poi salito addirittura a 120 milioni di euro“.

A quella famosa cena partecipò anche il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, trovatosi per caso al ristorante dopo una diretta televisiva. Allo stesso tavolo “oltre ai vertici dell’Unione Parmense Industriali, pronti ad accogliere il quasi neo-presidente del club crociato tra le proprie fila, sedeva anche , ex ergastolano e presunto consigliere proprio dell’imprenditore albanese sia nella compravendita della squadra gialloblu, che nella gestione della Taçi Oil. Seconda una fonte vicina proprio a De Paolini, sarebbe stato lo stesso Leonardi ad investire De Paolini del ruolo di intermediario nella trattativa, in virtù di una vecchia amicizia tra i due iniziata quasi in contemporanea con l’arrivo in città del direttore sportivo romano”, continua l’indagine.

Pare che il sindaco e De Paolini non si conoscessero, ma documenti in possesso di Parmateneo dimostrano che quest’ultimo non è nuovo dalle parte del comune, avendo partecipato al progetto informatico ItCity legato proprio al comune della città emiliana. Più tardi quella sera Taci avrebbe deciso di mollare l’affare, ma così non fu: affidò la gestione del parma al 29enne Kodra prima della cessione definitiva a Giampietro Manenti avvenuta il 6 febbraio. Come se lo scenario non fosse già abbastanza complicato, delle intercettazioni tra De Paolini e due ufficiali della Guardia di Finanza – oggetto d’indagine tutt’ora della Procura della Repubblica – svelano che l’ex vicecomandante Luca Albanese e il suo superiore avrebbero rallentato le indagini su Ghirardi e Taçi in cambio di un posto alla casa di cura ‘Città di Parma’ per il padre di Albanese, malato di Parkinson proprio come De Paolini. Le fonti vicine a quest’ultimo smentiscono, parlando di ‘consigli’ ma considerati dagli investigatori dei ‘favori’ a scopo collusivo.

La carne al fuoco è davvero tanta e le indagini potrebbero risalire addirittura agli anni in cui Ghirardi rilevò il Prma grazie a ingenti prestiti erogati dalla Banca Monte Parma “la stessa in cui Eugenio De Paolini, ai tempi della presidenza di Alberto Guareschi, come confermano alcuni documenti in possesso di ParmAteneo, ha tenuto in passato dei corsi sulla sicurezza ai dipendenti”. Delle finanze del 2009 se ne occupò anche Calcio e Finanza che ricordò come i bilanci furono oggetto di attente e accurate indagini perché facevano presagire, già durante quella stagione, un tracollo finanziario. Pronte le smentite di Guareschi, contattato da Parmateneo, riguardo tutta la vicenda, tranne che per una eventuale ma mai provata conoscenza con Eugenio De Paolini Del Vecchio.