Benitez racconta il suo Napoli: “è tutta questione di equilibrio”

L'allenatore spagnolo Rafa Benitez, dopo la vittoria della Supercoppa italiana racconta il suo Napoli

E’ stato sempre di poche parole l’allenatore spagnolo, ma questa volta ha voluto aprirsi e dire quello che pensa. Rafa Benitez, dopo aver vinto il secondo titolo in 18 mesi con il suo Napoli, ha rilasciato una lunga intervista a ‘So Foot’, nella quale ha definito e argomentato vari argomenti, sottolineando innanzitutto come si possa fare la differenza nel mondo del calcio: L’unica statistica che fa la differenza nel calcio è il denaro. Più soldi hai più tu hai, di norma, giocatori forti. Un giocatore è forte quando coniuga parametri alti di velocità e intensità. È questa combinazione che consente ad alcuni giocatori di decidere le partite e far vincere la propria squadra. Giocatori così sono pochi e quindi costano”.

L’approccio alle partite varia in base alle competizioni, o almeno questo è il trend sul quale si è assestata la squadra di Benitez. E’ il tecnico stesso a concentrarsi su queste differenze: “Tutti vogliono vincere lo Scudetto, ma in Italia se vinci una serie di partite sei il favorito, non appena commetti un passo falso ti eliminano dalla corsa al titolo. Se miglioriamo la fase difensiva e manteniamo la nostra capacità di fare gola, ne guadagneremo in equilibrio. È l’equilibrio che ti fa vincere titoli. In partite a eliminazione diretta c’è molta tensione e dunque i calciatori sono concentrati e motivati. È in questi momenti che i giocatori chiedono consigli e quindi è in queste occasioni che io posso fare la differenza. La ricetta per vincere un campionato, invece, è la regolarità ma dipende anche dalla rosa che hai a disposizione. E dalle motivazioni: il talento fa la differenza ma la motivazione fa il lavoro”.

Per la prima volta Benitez spiega il suo Napoli, non solo dal lato tecnico ma anche da quello psicologico e spiega soprattutto il ruolo fondamentale dei calciatori, dentro e fuori dal campo: “Lo stile Benitez è innanzitutto equilibrio. Se segno molti gol e ne incasso anche, non sono soddisfatto. Non mi accontento di segnare un goal in più dell’avversario così come non sono contento se ci difendiamo bene e segniamo sulla nostra unica azione dell’incontro. Voglio che la mia squadra faccia gol ma voglio anche che le mie squadre non si facciano sorprendere in difesa. Quel che al fondo mi interessa è il gioco. Bisogna essere capaci di fare pressing, di contrattaccare e di avere il possesso palla. Sento spesso dire che le mie squadre hanno una vocazione difensiva. Non è vero, sono equilibrate, è diverso. Mi considero uno stratega. Il fatto che ami la tattica non vuol dire che non presti attenzione ai calciatori. Senza di loro non esisterebbe tattica. All’inizio i giocatori non accettano il mio essere esigente ma alla lunga capiscono che è nel loro interesse”.