I bidoni passati per la Serie A, quanti ne ricordate? Alcuni si sono rilanciati all’estero, ecco chi

Matricole e meteore recitava il titolo di un programma di qualche anno fa. Di meteore vogliamo parlare, o meglio di bidoni, quelli passati dalla Serie A

Un diamante è per sempre, ma anche i bidoni non scherzano. E di bidoni in Serie A se ne sono visti tanti nel corso degli anni. Alcuni li abbiamo odiati perché magari giocavano nella nostra squadra del cuore e li maledicevamo ad ogni pallone toccato, alcuni ci hanno fatto quasi simpatia. Spesso a rovinarli è stata l’etichetta che portavano addosso. Paragoni illustri che non hanno fatto altro che alzare le aspettative finendo poi, inevitabilmente per deludere. Alcuni di questi non si sono adattati al campionato italiano, per antonomasia uno dei più difficili del mondo, altri si sono rivelati semplicemente scarsi.

Se a casa avete un vecchio album delle figurine andate a prenderlo e vedrete quante di queste meteore ci saranno. Rimarrete stupiti. Alcuni nemmeno li ricordavate, vero? Ce ne sono di tutti i tipi. Ognuno ha la sua storia. Oggi vogliamo fare un viaggio tra quelli anonimi, i “Carneade” della Serie A, e quelli che in qualche modo hanno lasciato un segno indelebile sul nostro campionato. Alcuni li abbiamo ritrovati all’estero a fare sfracelli in campionati più adatti alle loro qualità. Giovani promesse mai mantenute, calciatori in cerca di riscatto. Chissà quanti ne vedremo ancora. Intanto quelli che ci sono stati bastano e avanzano per scrivere questo pezzo. Anzi, ce ne vorrebbero almeno altri 10 di articoli per metterli dentro tutti. Ricordando che un bidone è per sempre, andiamo a vedere alcuni calciatori o presunti tali che vogliamo dimenticare presto e altri che invece all’estero hanno trovato terreno di conquista.

Chi se li ricorda?

Qui andremo a trattare quelli veramente sconosciuti. Nemmeno le società che li hanno avuti se li ricordano. Vediamo chi sono questi ignoti. Solo 10 perle, ma ce ne sarebbero a migliaia da aggiungere alla collezione.

Juan Esnaider – Anche la Juventus è caduta vittima dell’incantesimo. E’ successo nella stagione 1998-99 con Esnaider, arrivato nel mercato di riparazione per sostituire un certo Del Piero che si era infortunato. Risultato pessimo.

Gheddafi
Gheddafi (LaPresse)

Saadi Gheddafi – Uno dei casi più clamorosi degli ultimi anni. Nel 2003 il vulcanico Luciano Gaucci, presidente del Perugia, decise di imitare Patty Pravo ed ebbe la “pazza idea” di portare in Serie A il figlio del famoso dittatore libico. Serse Cosmi lo manderà in campo una sola volta volta, pure troppo.

 

 

Gustavo Javier Bartelt – Arrivò a Roma come erede di Abel Balbo, preferito a Trezeguet dai dirigenti giallorossi. Dei veri intenditori visto che segnò la bellezza di 0 gol. Il francese della Juve ne ha fatto giusto qualcuno in più.

Vratislav Gresko – Il bidone per eccellenza. Non nominate il suo nome ai tifosi dell’Inter o le conseguenze potrebbero essere gravissime. Erede di Roberto Carlos, finì col far perdere lo scudetto ai nerazzurri.

Carsten Jancker – Il colpaccio dell’Udinese. O almeno così doveva essere visto che arrivò dal Bayern Monaco come erede di Bierhoff. Segna in media un gol all’anno, due nella biennale esperienza in Friuli. Un vero affare. Venne rispedito in Germania con un biglietto di sola andata.

Ahn Jung-Hwan – Sembra uscito dai film de “L’allenatore nel pallone”. E, invece, anche lui è arrivato davvero in Italia. E sarà tristemente ricordato dai tifosi del Perugia, ma sopratutto da quelli italiani per aver segnato il Golden Gol al Mondiale di Corea e Giappone nel 2002.

Ali Samereh – Il primo iraniano a giocare in Serie A. Si spera anche l’ultimo visti i risultati. Un’altra intuizione geniale di Gaucci, che si assicurò l'”Inzaghi persiano” grazie ad un commerciante di tappeti.

Ciriaco Sforza – A renderlo famoso è soprattutto una battuta nel film “Tre uomini e una gamba”, in cui Aldo compra la sua maglia solo perché “quella di Ronaldo era finita”, il che dice tutto sul suo impatto con la Serie A.

Zapater
Donato Fasano – LaPresse

Alberto Zapater – Il Genoa era convinto di aver fatto il colpaccio. Nel 2009 debuttò con un gol su punizione contro la Roma, salvo poi sparire ed eclissarsi. Per lui avventura in Russia e ritorno al Saragozza.

 

 

Erik Huseklepp – Il norvegese dalla faccia simpatica arriva a Bari nel 2010 per risollevare una squadra che lotta per salvarsi. Beh, i Galletti retrocederanno e l’attaccante arrivato con tante aspettative segnerà solo 2 gol.

Quelli che hanno fatto fortuna altrove

Qui andremo a parlare di chi invece ce l’ha fatta, ma non in Italia. Quei calciatori che hanno trovato altrove la rinascita o che in una lunga carriera di successi hanno fallito solo in Serie A. Ci sarebbero Saviola, Forlan, Cissé, Seferovic, Ricardo Oliveira, Yanagisawa, Hitzlsperger da menzionare. Ci limiteremo a dieci casi.

Mario Gomez
Mario Gomez (LaPresse/Jennifer Lorenzini)

Mario Gomez – Presentazione in pompa magna per l’attaccante tedesco, reduce da valanghe di gol in Bundesliga. Infortuni a ripetizione, pochi gol e prestazioni anonime. Il tipico esempio di giocatore che va bene solo per un certo tipo di campionato.

 

Dennis Bergkamp – Nel 1993 l’Inter mise a segno un grande colpo, o almeno così pensava. Arrivò in nerazzurro la stella dell’Ajax Dennis Bergkamp. Il suo unico merito sarà quello di segnare 8 gol in 11 partite in Coppa Uefa, contribuendo in maniera decisiva alla vittoria del trofeo. Passato all’Arsenal mostrò tutto il suo valore facendo parte della squadra degli “Invincibili”.

Ivan De La Peña – Nel 1998 la Lazio prelevò dal Barcellona Ivan De La Peña. A Roma di lui ricordano la lentezza e la testa lucida, visto che era completamente pelato fin da giovanissimo. Il “piccolo Buddha” si rilanciò all’Espanyol.

Bruno Fornaroli – Arrivato dal Nacional di Montevideo alla Sampdoria, non lascia tracce. Si rifarà una carriera grazie al passaggio in Australia dove, in un campionato di basso livello, riuscirà a segnare 47 gol in 65 partite.

Diego Tristán – Del suo passaggio in Italia si ricordano in pochi, forse qualche tifoso del Livorno che lo malediceva durante le gare dei labronici. Eppure l’attaccante spagnolo veniva dalle super stagioni del Deportivo La Coruña con il quale riuscì ad arrivare fino in semifinale di Champions League.

Christian Stuani – La Reggina lo acquistò nel gennaio del 2008 dal Danubio. In patria aveva segnato valanghe di gol, ma in amaranto rese pochissimo: 17 presenze e un solo gol realizzato all’ultima giornata di Serie A contro il Siena. In Spagna trova la sua consacrazione con le maglie di Levante, Racing Santander, Espanyol e soprattutto Girona.

Fernando Torres – Arriva al Milan dopo una carriera di successi, forse un passaggio troppo ritardato o problemi di ambienamento, fatto sta che anche il fortissimo centravanti spagnolo non riesce ad esprimersi sui soliti livelli e saluta dopo 6 mesi anonimi.

Mauro Boselli – E’ il gennaio del 2011 quando il Genoa lo acquista in prestito oneroso dal Wigan. Dopo gli esordi da bomber in Argentina ci si aspettano grandi numeri da un attaccante abituato a gonfiare la rete. E, invece…di lui si ricorderà solo un gol, ma di importanza unica, almeno per i tifosi del Genoa. Mancano due giornate alla fine del campionato e a Marassi va in scena il derby della Lanterna. La Sampdoria ha un disperato bisogno dei tre punti. Il match sembra destinato a terminare 1-1, ma al 97′ Boselli si inventa un goal pazzesco che condanna i blucerchiati alla retrocessione. Eroe per un giorno. Le sue fortune le farà in Messico con la maglia del Leon con oltre 100 gol in 5 anni.

Dorlan Pabon – Arrivato al Parma per la stagione 2012-2013 dopo le ottime stagioni in patria con l’Atletico Nacional, giocherà 12 partite senza segnare. Andrà molto meglio al Betis Siviglia e al Monterrey, in Messico, rilanciandosi alla grande.

Eran Zahavi – Nel 2011 l’arrivo a Palermo dopo le buone stagioni all’Hapoel Tel Aviv. Segna all’esordio da titolare contro il Cagliari, ma le sue buone prestazioni finiscono lì. Soli due gol e la cessione al Maccabi Tel Aviv. In patria Zahavi ritrova se stesso: 88 reti in 118 gare, poi gli ottimi numeri in Cina con il Guangzhou R&F e gli impressionanti numeri con la nazionale israeliana. Un mistero.