Panchina ‘italiana’, marchio di fabbrica esportato con successo anche all’estero. Fiore all’occhiello di una mentalità da molti bistrattata, mai del tutto amata, ma certamente invidiata e vincente. Consolidata ormai nel tempo. Da Capello e Lippi ad Ancelotti, gli esempi sono lì a portata di mano. Eppure, guardare l’elenco dei ‘disoccupati’ in questa prima settimana di giugno (giusto sempre parlare al presente quando il calciomercato è aperto) induce quantomeno ad una riflessione.
Da Prandelli e Spalletti, passando per Mazzarri, Donadoni e Di Matteo: tutti alla ricerca di una panchina. Disoccupati di lusso, nonostante il curriculum in bella mostra. Storie diverse, destini (che al momento) si incrociano. E uniscono, nello spiacevole ruolo di spettatori interessati. A cui presto potrebbe aggiungersi anche Vincenzo Montella: oggi atteso il dentro-fuori con la Fiorentina, ed i segnali sono tutt’altro che positivi. Ma andiamo per ordine, visto che l’elenco è già abbastanza lungo.
Iniziando da Prandelli: da Parma e Fiorentina alla guida della Nazionale azzurra, passando per una parentesi (poco fortunata) al Galatasaray. E adesso? Telefoni accesi, ma alla voce ‘chiamate ricevute’ il silenzio è assordante. Così come per Mazzarri: una salvezza miracolosa con la Reggina che lo lancia al grande calcio, la qualificazione ai preliminari di Champions con la Sampdoria e poi la consacrazione con il Napoli. Fino ad arrivare alla panchina dell’Inter: tappa negativa, con ripercussioni ancora ben visibili.
Percorso diverso per Donadoni, uno che ha rischiato di ‘bruciarsi’ arrivando forse troppo presto prima sulla panchina della Nazionale e poi su quella del Napoli, ma che nelle annate successive a Parma ha dimostrato di essere un allenatore con la A maiuscola. Giudizio a parte merita l’ultima stagione, dove il buon Roberto è uscito a testa altissima fronteggiando problemi che col campo avevano ben poco da spartire. Eppure sembra che nessuno se ne sia accorto.
‘Anonimato’ che riguarda anche Roberto Di Matteo, dimissionario dallo Schalke 04 e con una Champions League splendente in bacheca conquistata alla guida del Chelsea. Per lui, in Italia, non c’è mai stato spazio: chissà se arriverà prima o poi una chiamata. La meriterebbe. E Spalletti? Il contratto faraonico con lo Zenit (che lo ha esonerato a marzo 2014) gli avrà sicuramente aumentato il conto in banca (buon per lui) ma ha portato con sé la controindicazione di averlo fatto ‘dimenticare’ al calcio europeo. Peccato. Riflessione finale: Ancelotti, disoccupato per scelta, non rientra di certo in questa categoria ma il ben servito arrivato da Madrid non è altro che l’ennesimo segnale che al momento la ‘scuola italiana’ proprio non va di moda. Testa bassa e ripartire. In attesa della chiamata giusta. E sopratutto di giorni migliori.
