Stagione dai due volti per Mario Balotelli, l’attaccante ha fatto intravedere buone giocate ma anche qualche passo falso sia dal punto di vista tecnico che caratteriale. Il Brescia rischia seriamente la retrocessione e ha bisogno del miglior Balotelli per provare a risollevarsi, l’attaccante si è raccontato in un’intervista a ‘Il Corriere dello Sport’, SuperMario ha parlato tra presente e futuro, sono state fornite importanti indicazioni.
SU RAIOLA – “Ha detto che il mio problema è che sono contento di ciò che ho fatto? Ma non è così, niente va bene, so di poter fare di più e non sono soddisfatto. Sono ancora in tempo per rimediare. Avrei potuto essere più in alto, forse, ma non mi pento delle mie scelte, né di qualche stupidata giovanile. Nei primi anni pensavo che bastasse giocare bene e fare gol, che il calcio fosse tutto qui e non mi si dovesse chiedere altro. Ho incontrato allenatori con i quali c’è stata sintonia e altri che non mi hanno aiutato. Ho litigato con Mou e Mancini, e ti parlo di chi è stato importantissimo per me”.
LE ‘BALOTELLATE’ – “Quello della pistola giocattolo fu semplicemente uno scherzo tra amici che si risolse in un attimo. Quando prese fuoco l’appartamento di Manchester io non ero nemmeno in casa. Gli incidenti, un paio per colpa mia, tre al massimo. Tutto il resto è fantasia, pregiudizio, favola. Hanno scritto di un mio incidente l’ultimo dell’anno e non ero nemmeno presente, non c’ero su quell’auto. Dell’altro giorno un articolo su una serata a Padova dove avrei fatto le ore piccole. Sì, a Padova c’ero, sono andato a cena, poi a bere con gli amici fino alle due, la mattina dopo non era in programma l’allenamento ma io sono andato ugualmente al campo per lavorare. Vuoi sapere come stanno le cose? E allora chiedimelo, informati invece di creare uno scandalo dove lo scandalo non c’è”.
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LA SQUALIFICA – “Un rosso del c… Mi è scappato un ‘vaffa’ e l’arbitro mi ha cacciato. Ma se fossero puniti tutti i ‘vaffa’ che si sentono in campo, le partite finirebbero con due giocatori per squadra”.
SULL’EPISODIO DI VERONA – “Sfottò? Ne sono convinto anche io, ci credo. Se presi singolarmente, quelli che fanno i buu allo stadio sono tutt’altro che razzisti. Però, vedi, quei cori fanno male. Mi facevano male a sedici anni, a venticinque, mi fanno male ancora oggi che ne ho quasi trenta e mi faranno male a sessanta. A Verona ho avuto quella reazione, ma nella partita con la Lazio al terzo episodio mi sono rivolto all’arbitro e gli ho chiesto di farli smettere”.
SU IBRA – “Non me l’aspettavo, non l’ho sentito. Ci siamo visti prima della partita con il Milan quando sono andato in albergo a salutare la squadra”.
IL MILAN – “Il Milan è il Milan. Ma al tempo stesso non ho alcun problema con l’Inter, non io almeno. L’Inter mi ha dato tanto, tutto è partito da lì, il settore giovanile, Mancini, la gente. Mancini è la principale figura della mia carriera, le due occasioni in cui abbiamo discusso aveva sempre ragione lui”.
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MIHAJLOVIC – “Sinisa è forte, talmente forte che ne verrà fuori. Non l’ho mai chiamato per non disturbarlo, ma ho scritto a sua figlia. Lui è un uomo leale, di lui ti puoi fidare, le cose te le dice in faccia”.
LA SERIE A – “Mi piace Lukaku, chi dice che non è veloce ne capisce poco. Ma è Lautaro che mi ha impressionato. Un altro fortissimo è Higuain, però se devo fare un nome dico Dybala. Io sono un Dybala-fan, è un giocatore pazzesco. Immobile? Ha il posto assicurato agli Europei, lo merita”.