L’uomo dei miracoli sportivi è pronto a scrivere un’altra pagina di storia. Ancora i giochi non sono fatti, è vero, e il rush finale della Serie A è pieno di insidie con 7 squadre raccolte in 5 punti. Ma se c’è un uomo in grado di mettere la propria, elegante, firma sull’ennesima impresa, quell’uomo è sir. Claudio Ranieri.
All’inizio della stagione, è inutile nascondersi, chiunque avrebbe dato il Cagliari per spacciato. Del resto, con una partenza a handicap fatta di 9 gare senza vittorie e appena 3 punti raccolti, frutto di altrettanti pareggi, 5 gol fatti e 18 subiti) faceva presagire un futuro decisamente oscuro all’orizzonte. Eppure, archiviata la 31ª Giornata di Serie A con un successo per 2-1, in rimonta, sull’Atalanta, il Cagliari è attualmente 13° a quota 30 punti, +4 sul Frosinone e sulla zona retrocessione. Ed è arrivato fin qui nonostante le tante assenze.
Infortuni Cagliari: 58 giornate di assenza fra i big
L’infermeria del Cagliari è stata messa a dura prova in stagione. Mancosu (assente 20 partite) ha ricevuto la compagnia di diversi compagni che, giornata dopo giornata si sono alternati (alcuni in contemporanea) ai box. Paliamo di assenze pesanti. Oristanio, per esempio, uno dei giocatori più talentuosi del reparto offensivo, ha saltato 6 gare per un problema al piede. Soulemana, diga di centrocampo, ben 5. Nandez, leader carismatico della squadra, 4 turni di stop. Attualmente, il reparto offensivo deve fare a meno di Pavoletti (5 partite saltate) e Petagna (6 partite saltate) in contemporanea. Senza contare i precedenti infortuni di Luvumbo (2 turni di stop ai quali andrebbero aggiunte le 4 giornate saltate per la Coppa D’Africa) e soprattutto Lapadula, assente per tutta la prima parte di stagione (10 partite in totale).
Con un bollettino di guerra del genere, in una squadra di bassa classifica, la situazione sarebbe dovuta essere decisamente peggiore. E, invece, nelle ultime 7 giornate sono arrivati ben 12 punti e la classifica dei sardi è cambiata diametralmente e il sogno salvezza è più vivo che mai. Il merito è di chi scende in campo, ma l’uomo seduto in panchina è pronto a legare il suo nome all’ennesima storia da ricordare.