di Alessandro De Padova – Non ha intenzione di accettare il verdetto dei giudici il presidente del Cagliari Massimo Cellino, che dopo essere uscito dal carcere, ha raccontato la sua esperienza personale in una intervista su GQ. Come si ricorderà, il numero uno dei rossoblu finì in manette lo scorso mese di febbraio, assieme al sindaco e ad un assessore di Quartu con l’accusa di falso ideologico e peculato. Accuse, queste, che sarebbero cadute, considerata anche la decisione della Corte di Cassazione e del Tar, i quali avrebbero stabilito che non ci sono stati abusi. ”Entrambi – ha affermato Cellino – mi hanno dato regione. Anzi, mercoledì è stato revocato anche l’obbligo di firma”, ha aggiunto il patron del Cagliari che ha ripercorso anche le fasi relative all’arresto. ”La Guardia Forestale si è presentata presso la mia abitazione alle 7 del mattino. Pensavo non fosse vero. Nel carcere, poi, mi hanno messo in una cella piccolissima: era sufficiente soltanto per metterci dentro un letto. Il vetro della finestra, poi, era rotto e la notte faceva freddo. Un detenuto mi ha dato una giacca, altri dei pantaloni: se sono qui adesso è grazie a loro ma anche al mio personale carattere. Sono stato tradito dalla Sardegna istituzionale. Ora volgio ricominciare tutto da capo. Voglio verità e giustizia. Non si può mandare una persona in carcere così, per arroganza. Il Cagliari è la mia vita. Le aziende, adesso, le ho passate ai miei fratelli. Come al solito, però, anche se da solo, sono sicuro di farcela”.