Calcio a porte chiuse per il Coronavirus, la sentenza: “Condizionerà gli arbitri…”

Il calcio italiano a porte chiuse per un mese almeno condizionerà per forza di cose le prestazioni di chi sta in campo, anche degli arbitri...

Il mondo del calcio continua a subire in maniera evidente le conseguenze del Coronavirus. L’emergenza epidemica ha ‘costretto’ il Governo a muoversi prendendo decisioni drastiche e la Lega ha eseguito: calcio professionistico a porte chiuse fino al 3 aprile.

Mai era successo, nella storia di questo sport, che si giocasse senza tifosi in nessuno stadio d’Italia per così tanto tempo. Questo, quindi, potrebbe anche voler dire cambiamento di abitudini e preparazione alla gara completamente differente. Lo sa bene Tiziano Agostini, docente di Psicologia dello Sport all’Università di Trieste, intervistato da TuttoSport: “Se le porte chiuse condizioneranno gli arbitri? Assolutamente sì perché saranno meno stressati e più imparziali non essendo legati all’umore del pubblico. Non dovrebbero farsi condizionare, ma talvolta ciò avviene in maniera del tutto inconsapevole. Ricordo uno studio sperimentale fatto nel 2002 in Inghilterra su 40 arbitri divisi in due gruppi. Il primo vedeva filmati senza sentire il rumore del pubblico, il secondo lo sentiva. Si scoprì che nella condizione di silenzio (senza pubblico) erano molto più convinti delle loro decisioni e hanno fischiato un numero maggiore di falli ai giocatori della squadra di casa”.

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