Caso biglietti, Calabrò spezza una lancia in favore della Juve – Come sappiamo in casa Juventus sono giorni molto caldi, ma non per quello che avviene sul terreno di gioco, ma per la nota vicenda del caso biglietti che ha portato al deferimento del presidente bianconero Andrea Agnelli da parte della Procura Federale della Figc. I presunti rapporti tra la dirigenza della Vecchia Signora e la criminalità organizzata hanno fatto grande rumore a livello mediatico: a questo proposito Piero Calabrò, magistrato per 37 anni, ha voluto spezzare più di una lancia a favore della Juventus. Adesso Calabrò è presidente della Commissione Rischi della Figc e presidente di SDL Centrostudi, il giovane team che sfida gli illeciti bancari a danno dei correntisti italiani, nonché attivissimo calciatore e organizzatore di eventi benefici e di legalitá in tutta Italia con la Nazionale Magistrati. Ecco le sue parole rilasciate a ‘Tuttosport’: “Penso che la Juventus e in particolare il suo presidente abbiano giustamente rifiutato una richiesta di patteggiamento iniqua arrivata dalla Procura Figc. A me risulta che il procuratore federale abbia proposto un’inibizione di un anno che, al di là dell’implicita assunzione di responsabilità, rappresenta un’oggettiva

ammissione che non ci sarebbe stata solo la vendita di biglietti al di là delle regole formali, ma qualcosa di più grave, qualcosa che nessuno vorrebbe ammettere. Oltretutto un’inibizione di quel genere potrebbe avere conseguenze pratiche minime in Italia, ma ne avrebbe ben altre a livello internazionale, nel quale Agnelli ricopre ruoli importanti . Correttamente, a mio parere, la proposta di patteggiamento è stata rifiutata e così è arrivato, quale ovvia conseguenza, un deferimento di quel genere, coerente con la proposta di patteggiamento. Ma, vorrei richiamare l’attenzione, sul fatto che in Italia qualsiasi processo prevede che la pubblica accusa sia una “parte del processo”, non è un elemento giudicante e neppure super partes. Insomma, quello che dice la Procura non ha più valore di quello che dice la difesa, sarà un organo terzo che deciderà. Riportare e rimarcare in modo eccessivo la richiesta dell’accusa è contrario ai principi stessi della giustizia e del processo”.
Caso biglietti, Calabrò spezza una lancia in favore della Juve – “C’è una cosa che non mi quadra. Finché si tratta di illeciti sportivi, gli unici che rientrano nelle competenze della giustizia sportiva, riconosco agli organi la competenza non solo di decidere, ma anche di parlare. Ma quando si tratta di abbozzare una complicità di qualsiasi voglia natura con la criminalità organizzata, in particolare con la N’drangheta, non esiste alcuna competenza giuridica da parte della giustizia sportiva. Si pensi che neppure i giudici ordinari possono occuparsi di mafie, compito riservato alle sole Procure distrettuali antimafia (in generale una sola Procura all’interno di ogni regione). Insomma, se l’unica istituzione deputata a occuparsi di mafie, in questo caso la Procura di Torino, non ha ritenuto esistere alcun accostamento rilevante fra la Juventus e la N’drangheta, io credo che l’organo di giustizia sportiva non possa farlo, nemmeno de relato. E’ un modo di procedere che mi sorprende come ex magistrato. Ne approfitto per dire qualcosa di scomodo, forse. Credo che questa situazione, soprattutto a livello mediatico, stia facendo un grande favore proprio alla N’drangheta, che agli occhi di chi deve sottomettersi a lei assume un potere virtuale che non ha. La N’drangheta non è fatta solo di spacciatori o assassini, ma anche di colletti bianchi che vogliono penetrare nei gangli dell’economia. Questo potere di infiltrazione viene aumentato dall’idea che la N’drangheta abbia contatti perfino con la Juventus. E questo meccanismo mentale non lo sto inventando io – ha sottolineato Calabrò -, ma l’ho appreso da magistrati come Piero Grasso, Giancarlo Caselli o professori che

studiano il fenomeno come Dalla Chiesa, che io invito per incontri con l’imprenditoria lombarda per spiegare il fenomeno di infiltrazione nell’economia del Nord Italia. La diversità di trattamento è palese. Anche perché mi è stato riferito da presidenti di società importantissime che in alcuni degli stadi delle società più importanti d’Italia non solo esistono esponenti della criminalità, ma gestiscono prostituzione e spaccio di droga. Perché di tutto questo non emerge una volontà di approfondimento da parte delle Procure, ordinarie o sportiva ? I club non hanno poteri formali e reali per limitare quanto avviene. In una mia relazione che ha girato l’Italia ed è finita sui tavoli della Figc, del Coni e sulle riviste giuridiche, scrivo che la Procura di Napoli ha denunciato come alcuni elementi entrassero allo stadio San Paolo bypassando i tornelli e facendo ogni tipo di altra azione poco commendevole. Per non parlare delle serie minori nelle quali questa penetrazione pesante della criminalità organizzata arriva a imporre presidenti o servizi all’interno dello stadio: si arriva cioè a una vera dittatura di questa marmaglia. Di fronte a tutto ciò non mi sembra di assistere a un proliferare di interventi repressivi o preventivi dello Stato o a provvedimenti sportivi di alcun genere. Invece siamo qui a parlare di biglietti, che di per sé è una cosa risibile, perché vorrei conoscere i numeri di questo presunto business: non credo che abbia cifre così golose per la criminalità organizzata”.























