Chi è Rangnick? Dai modelli Sacchi e Zeman alle crisi di stress: modulo, atteggiamento e la ‘Ruota della Sventura’

Ralf Rangnick potrebbe essere l'allenatore del Milan nella prossima stagione. Andiamo a scoprire la storia e il modo di giocare del tedesco

Il Milan cambia ancora. O meglio è pronto a farlo. Potrebbe essere Ralf Rangnick a guidare i rossoneri nella prossima stagione. L’ennesimo anno travagliato, i risultati deludenti e una nuova rivoluzione all’orizzonte. Il progetto della scorsa estate, con Marco Giampaolo voluto fortemente da Maldini, è fallito dopo poche partite. La soluzione in corsa Stefano Pioli è sembrata una scelta più per calmare le acque che un nuovo progetto. E sull’ex allenatore della Fiorentina incombe l’ombra di Rangnick già da qualche settimana. A sponsorizzarlo è Ivan Gazidis, colui che vuole pieni poteri. Via Boban, Maldini e Massara e poche persone al comando. Essenzialmente due: Gazidis e Rangnick, che si occuperebbero di tutto, dalla gestione societaria al mercato fino alla guida tecnica della squadra. I primi contatti risalgono a due-tre mesi fa. E, infatti, Rangnick sta già studiando l’italiano per prepararsi alla nuova avventura nel nostro campionato. Ma chi è Rangnick? Cosa fa? Chi ha allenato? Come giocano le sue squadre? A tutte queste domande proveremo a rispondere di seguito.

Chi è Ralf Rangnick? La carriera da allenatore e direttore sportivo

Nato a Backnang 61 anni fa, Rangnick ha un breve e non indimenticabile passato da giocatore professionista. Nel mondo del calcio ha da sempre ricoperto i ruoli di allenatore e dirigente, alternandosi tra i due. Ha iniziato ad allenare la squadra della sua città natale: il Viktoria Backnang. Poi una decennale esperienza nelle serie minori e con le formazioni giovanili dello Stoccarda. Con i “Die Schwaben” inizia ad allenare a certi livelli. Dopo un paio di buone stagioni, nel febbraio 2001 viene esonerato. Prende la guida dell’Hannover. Promozione in Bundesliga, poi un nuovo esonero nel 2004 a causa dei risultati negativi. Nel settembre 2004 viene ingaggiato dallo Schalke 04. Un ottimo secondo posto, poi l’ennesimo esonero. Nella stagione 2006-2007 guida l’Hoffenheim in terza serie. In due anni ottiene due promozioni, portando l’Hoffenheim in Bundesliga nella stagione 2008-2009. Resta nel club fino al gennaio 2011, quando si dimette per divergenze sul mercato. Nel marzo 2011 arriva nuovamente allo Schalke 04. Qui arriva il primo trofeo, una Coppa di Germania, e un clamoroso exploit in Champions League che porta la squadra di Gelsenkirchen in semifinale. Storica la vittoria a San Siro contro l’Inter: un sonoro 5-2 inflitto ai nerazzurri di Leonardo. Nel settembre 2011 si dimette a causa di una sindrome da esaurimento. Rientra nel mondo del calcio nel 2012, assumendo l’incarico di direttore sportivo delle due squadre del gruppo Red Bull, il Salisburgo e il RB Lipsia. All’inizio della stagione 2015-2016 diventa allenatore del Lipsia. Ottiene la promozione in Bundesliga, poi lascia l’incarico e si limita al ruolo di ds. Un’altra stagione in panchina nel 2018-2019, sempre con i “Die Bullen”. Dopo aver lasciato la guida del RB Lipsia diventa head of sport and development soccer del gruppo Red Bull.

I miracoli Hoffenheim e Lipsia e le crisi per lo stress

Le esperienze più proficue sono state certamente quelle con Schalke 04, Hoffenheim e Lipsia. Con la prima squadra, come detto, è arrivato anche il primo trofeo. Ma è stato portare due squadre come Hoffenheim e Lipsia ad altissimi livelli la vera vittoria di Rangnick. I “Die Blau” sono riusciti ad arrivare e a rimanere stabilmente della massima serie tedesca, partendo praticamente da zero. E lo devono soprattutto a lui. Guidato da Firmino, Salihovic e Rangnick, l’Hoffenheim giunse in Champions League. Con il Lipsia si è ripetuto il miracolo. Portato dalla Zweite Bundesliga alla prima divisione tedesca, anche la squadra della Red Bull è arrivata in Champions League. Facendo, tra l’altro, ottime cose (ottavi di finale contro il Tottenham e andata vinta 0-1 a Londra). Qui, in veste di direttore sportivo, ha costruito un vero e proprio gioiellino, sapientemente guidato da Julian Nagelsmann, l’uomo che lui stesso ha scelto. Tutte le squadre del progetto Red Bull, dal Lipsia al Salisburgo, dai New York ai Brasil di Campinas, sono nelle mani di Rangnick. Per Ralf Rangnick al Milan sarebbe pronto un ricco triennale con opzione per il quarto anno per ricoprire il ruolo di allenatore e direttore sportivo e tecnico del club. Una sorta di manager all’inglese con ampio mandato sia in sede di calciomercato che nelle decisioni riguardanti la sfera tecnica. Nonostante il lungo accordo non è certo che Rangnick ricoprirà il ruolo di allenatore per tutti e tre gli anni di contratto: già in passato l’estroso tedesco aveva deciso di affidare la panchina a uomini da lui selezionati al termine della prima stagione. Il nome caldo per il futuro del Milan potrebbe essere proprio quello dell’attuale tecnico del Lipsia, il giovanissimo Julian Nagelsmann, allenatore che sta stupendo l’Europa. Come abbiamo già visto, Rangnick ha sofferto spesso lo stress a cui il lavoro da allenatore sottopone. E, a volte, non l’ha retto, lasciando gli incarichi. Questo è un suo limite ma la voglia di tornare ad allenare è comunque tanta.

Il calcio di Rangnick spiegato da Rangnick: da Lobanovskyj a Sacchi e Zeman

In Germania Ralf Rangnick è conosciuto da tutti come “The Professor”, il professore. Nel 1998 Rangnick, allora allenatore dell’Ulm, squadra di Zweite Bundesliga, ospite in un programma in TV, raccontò e spiegò l’evoluzione di uno dei concetti calcistici che più lo appassionavano: dal pressing si passò all’ancora attualissimo gegenpressing. Un’eresia per l’epoca ma un pensiero futuristico e avanti anni luce rispetto a quel calcio. L’allenatore tedesco, che non ha mai nascosto la sua ammirazione per Sacchi e Zeman, ebbe l’illuminazione quasi per caso, in un’amichevole contro la Dinamo Kiev di Lobanovskyj. Durante quella gara Rangnick ebbe l’impressione che gli ucraini fossero in 13 o 14. Ovviamente non era così: correvano di più e in modo più organizzato. Ai tempi dello Stoccarda, poi, iniziò a scrivere dei manuali di allenamento insieme a Helmut Gross. Dall’Italia gli arrivavano video di Arrigo Sacchi al Milan. I mangianastri si rompevano a furia di riavvolgere le videocassette. Dalle sue intuizioni ha preso ispirazione anche un certo Jurgen Klopp.

I talenti scoperti e svezzati da Rangnick

In ambito di giovani Rangnick è sicuramente esperto. Sono moltissimi infatti quelli inseguiti e strappati alla concorrenza prima che potessero esplodere definitivamente. Negli ultimi anni, fra Lipsia, Hoffenheim e Salisburgo, sono transitati giocatori del calibro di Sadio Mané, Roberto Firmino, Timo Werner, Erling Haaland, Naby Keita, Dayot Upamecano e Dani Olmo. In particolare, molti di questi giocatori sono stati seguiti per mesi e presi a poco prezzo rispetto al loro valore attuale. Basti pensare che Mané arrivò al Salisburgo per soli 4 milioni. Naby Keita costò ancora meno: 1,5 milioni. Firmino 4 milioni. Tutti e tre sono punti fermi del Liverpool campione d’Europa in carica. Ma anche Timo Werner arrivò al Lispia per 10 milioni e oggi vale 7 volte tanto. Stesso discorso per Haaland al Salisburgo, rivenduto a peso d’oro al Borussia Dortmund e attualmente capocannoniere della Champions League.

Stile visionario, tecniche nuove e la Ruota della Sventura

Non una personalità facile Ralf Rangnick ma un tecnico e un direttore sportivo di sicuro affidamento: lo voleva il Bayern ma il suo stile “visionario” ha spinto la società tedesca a scartarlo per non correre il rischi di snaturarsi. Tecniche avveniristiche per il suo tipo di calcio. Lui stesso afferma che per avere successo bisogna avere tre cose: capitale, concetto e competenza. Soldi da spendere non solo sul mercato, ma anche in strutture e attrezzature. Concetti e idee che non gli mancano, così come la competenza in materia. Al Lipsia c’è la Soccerbot, una macchina che simula la partite precedenti e consente ai giocatori di rivivere i momenti chiave delle varie gare. Ai giocatori piace talmente tanto che spesso è difficile farli smettere. E poi c’è la Ruota della Sventura, una specie di “gioco” per disciplinare i calciatori.

  • Assistenza all’allenamento – Gonfiare i palloni, distribuirli sul terreno di gioco, pulire i palloni, almeno 30 minuti per sessione;
  • Assistenza agli allenatore della Accademy – Addestrare, con il tecnico di riferimento, una delle squadre giovanili del club, in una giornata libera degli allenamenti con la prima squadra, per almeno quattro ore;
  • Guida turistica per lo stadio – Illustrare, per almeno un’ora, i partecipanti di tour guidati cosa c’è nello stadio, dagli spogliatoi alle tribune, eccetera…
  • Tassello della fortuna – Nessuna punizione;
  • Curatore del verde – Falciare prendersi cura del manto erboso del campo di allenamento, dalle quattro alle sei ore una settimana;
  • Versione principessa – Allenarsi con un tutu per almeno 90 minuti;
  • Barman – Mescolare le bevande prima dell’allenamento, riempire tutte le bottiglie le borracce, almeno 20 minuti prima sessione per una settimana;
  • Fanshop – Lavorare al negozio ufficiale del club per almeno 3 ore;
  • Servizio Cucina – Servire le insalate nel bar del club e pulire i tavoli almeno per 30 minuti al giorno;
  • Magazziniere – Prendersi cura delle casacche sporche e pulire gli scarpini dei compagni per 30 minuti al giorno;
  • Bus della squadra – Caricare l’autobus della squadra delle borse dei compagni e con il materiale da portar via in occasione delle gare in trasferta per almeno un’ora e mezza;
  • Regalo per gli impiegati – Acquistare dei pensierini per tutti i 60 membri dello staff del RB Lipsia.

Come giocano le squadre di Rangnick: moduli e idea di gioco

Il must del gioco di Rangnick è la difesa a 4. Il modulo di riferimento è il 4-4-2 ma non mancano varianti quali il 4-3-1-2 o, raramente, il 4-3-3. Rangnick quindi pensa e propone un calcio molto verticale; ripartenze veloci e di qualità. Il possesso palla passa in secondo piano. La filosofia di gioco di Rangnick assomiglia molto allo stile di gioco di Klopp, o forse è il contrario. Il pressing è forsennato, la riconquista della palla deve avvenire nella metà campo avversaria e gli esterni di centrocampo del 4-4-2 sono praticamente due ali aggiunte. Un po’ quello che è successo al Milan negli ultimi mesi, con Castillejo e Calhanoglu o Rebic sugli esterni. Il turco, molto probabilmente faticherebbe in questo modulo. Calhanoglu non ha il passo per fare l’esterno e non lo è in generale. Per questo il Milan dovrebbe dare carta bianca sul mercato a Rangnick, cosa non facile. Servirebbero cessioni importanti. Tra tutte Donnarumma e Paquetà. Le loro uscite, oltre a qualche altro sacrificio, potrebbero davvero far rinascere il Milan e regalare a Rangnick le pedine giuste per il suo calcio.

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