Ciao ciao Campionato: la Juve scappa, la Roma si guarda alle spalle

I giochi sono praticamente fatti, nessuno regge il confronto con i bianconeri

Vinceremo lo Scudetto” lo disse qualche mese fa Rudi Garcia. E non era una dichiarazione di facciata, o volta a motivare l’ambiente. No, il tecnico francese era convinto delle sue parole, era realmente convinto che la sua Roma potesse trionfare in campionato. Tuttavia, si sa, la convinzione è sempre una brutta bestia, così come il vizio di fare i “conti senza l’oste”. Che la Roma, almeno sulla carta, potesse tenere testa alla Juventus era opinione comune sin dall’inizio della stagione, soprattutto a causa del ribaltone tecnico in seno ai bianconeri, che tante incognite riservava dalle parti di Vinovo. I capitolini, invece, si erano rinforzati e tutto lasciava prevedere un testa a testa avvincente, scenario ormai “vintage” nella nostra Serie A. E invece, dopo 24 giornate e alla vigilia di uno scontro diretto che poteva essere determinante, la Juve ha ormai preso il largo in classifica, portandosi a +9 sui capitolini e ipotecando, di fatto, il quarto scudetto consecutivo.

Ma i discorsi di inizio campionato non tenevano conto degli elementi extra-calcistici (ma mica tanto), per i quali, almeno questa volta, è bene utilizzare parole inflazionate come “ambiente” e “mentalità”, per non parlare di “umilità”. L’ambiente bianconero, dopo 3 anni di successi nazionali, è ormai solido e soprattutto strutturato alla perfezione, al punto che Allegri non ha dovuto lavorare per creare un certo tipo di situazione, ma ha semplicemente cercato di inserirsi nel contesto.

I 3 scudetti consecutivi hanno anche instillato nella Juve una mentalità vincente, che ha consentito e consente alla squadra di evitare ogni tipo di calo di tensione, o quantomeno tentare di stare sempre sul pezzo. Certo, non sono mancate delle piccole “ombre”, come il pari a Cesena e la vittoria, non priva di elementi criticabili, di venerdì con l’Atalanta, ma la Juve, dicevamo, ha sempre cercato di “fare la Juve“, mentre la Roma non ha mai approfittato delle parziali defaillances dei diretti avversari in quest’ultimo periodo. 8 pareggi nelle ultime 11 gare è un bottino che ti serve a malapena per salvarti, e solo perché il livello della Serie A è calato a tal punto che i canonici 40 punti ormai non servono più. Con un trend del genere già in itinere suonava quantomento strano, per non dire ridicolo, che da Trigoria qualcuno cercasse di alimentare speranze. E, tenendo anche conto del pareggio con il Feyenoord in Europa League, sarebbe anche necessario un bagno di umiltà.

“Umiltà”, parola importante, valore etico importante, senza il quale non solo si perdono i campionati, ma anche la credibilità. Rudi Garcia, il bagno di umiltà, lo dovrebbe fare bollente. Dopo aver incantato tutti con il bel gioco lo scorso anno, il francese deve aver creduto di possedere una sorta di infallibilità di matrice quasi teologica. Lo dimostrano le dichiarazioni effettuate durante la stagione, dichiarazioni addirittura arroganti e poco coerenti con la realtà dei fatti. Parlare di “sola sfortuna” dopo l’undicesimo pareggio in 8 gare, peraltro contro una squadra non esattamente in forma e fingere di snobbare (quello che poteva essere) lo scontro diretto con la  Juve dicendo “pensiamo solo al Feyenoord“, è frutto del progressivo venir meno dell’umiltà, che ha di fatto creato un “nuovo-personaggio-Garcia” che, se continua a rapportarsi in questo modo con la realtà, non può più essere considerato credibile.

Le vittorie, per farla breve, si costruiscono con i valori morali prima ancora che con quelli tecnici. Se la Juve è riuscita a ipotecare lo Scudetto, ci è riuscita perché i valori sono prioritari rispetto alle persone. Allegri ha avuto l’umiltà di capirlo e di cambiare le cose in maniera

graduale, senza abbandonarsi alle manie di protagonismo. In casa giallorossa, invece, sembra che certe qualità siano scomparse definitivamente.