Se i tuoi compagni ti chiamano “Agonia” non fai presagire nulla di buono. Comunardo Niccolai veniva così soprannominato per via dell’eccessiva magrezza. Giocò da stopper. Un difensore d’altri tempi e bandiera del Cagliari. Giocò in Sardegna dal 1964 al 1976, vincendo uno scudetto. Disputò anche i Mondiali del 1970 in Messico. Suo padre fu portiere del Livorno e lui avrà proprio i portieri come vittime, ma i suoi.
Niccolai è ricordato per gli autogol. E badate bene non perché sia quello che ne ha realizzati di più (lo precedono calciatori come Baresi e Ferri) ma perché i suoi erano vere e proprie opere d’arte. Fra gli episodi più famosi credendo che il gioco fosse fermo, scagliò un bolide con l’intenzione di tirare in curva; centrò lo specchio della sua porta, e Brugnera impedì l’autogol con un perfetto tuffo. Nella partita Scudetto in casa della Juventus, Niccolai anticipò Albertosi pronto ad agguantare il pallone e infilò la propria porta.
“Credo di averne segnati 5 o 6”, racconta. “Forse quello di Bologna fu più bello degli altri: evitai anche il portiere Albertosi, e feci un gol da attaccante puro. Ne segnai uno anche nella “partita Scudetto” contro la Juventus, uno a Catanzaro nella 300ª gara arbitrata da Concetto Lo Bello, uno a Perugia, uno contro la Roma e uno a Firenze, ma quella volta non avevo davvero nessuna colpa perché il portiere, al posto di parare, abbassò il braccio e la palla mi rimbalzò addosso”. Leggenda vuole che quando Scopigno, suo allenatore al Cagliari, lo vide inquadrato alla tv durante gli inni nazionali esclamò: “Tutto mi sarei aspettato meno che vedere Niccolai in mondovisione”.
Gustoso aneddoto raccontato da Niccolai, un siparietto molto divertente: “I miei interventi erano spesso un po’ spericolati e capitava che arrivassi sulla palla scoordinato.Un giorno uno mi chiese: “Come va?”. E io: “Si tira avanti”; intervenne il dottor Fronzi, medico della squadra: “Mi sembra che tiri indietro, te!”.