Coronavirus e mercato, l’agente: “Non faccio nomi, ma alcuni assistiti dei miei colleghi vorrebbero scappare dall’Italia”

L'allarme lanciato dal procuratore sulla possibilità che i calciatori si decurtino lo stipendio per l'emergenza Coronavirus: c'è chi vuole andar via

Il calcio ai tempi del Coronavirus. Inizia a farsi largo un altro discorso, oltre a quello relativo al possibile ritorno in campo: quello degli stipendi. Così come scritto ieri su queste pagine, in caso di campionato fermo le società perderebbero in totale 720 milioni di euro. E, anche qualora il torneo si chiudesse in ritardo, le perdite ammonterebbero a 150-160 milioni. Quindi, in una riunione sindacale, i club hanno proposto ai calciatori un taglio degli stipendi. Non tutti sono d’accordo. Cosa succederà? A parlare di questo, ai microfoni di Radio Sportiva, è stato il procuratore e avvocato Jean-Christophe Cataliotti.

“Lo scenario è complesso e oggi è difficile fare delle previsioni, perché dobbiamo capire quale sarà l’intervento del governo dopo il 3 aprile. Lo sport dovrà seguire i dettami del governo e se si andrà molto avanti nella stagione, gli ingaggi dei calciatori potrebbero essere ridotti del 20/30%. Bisogna però mettere sul tavolo gli interessi delle parti, compresa quelle dei calciatori. Anche le stesse trattative stanno subendo un trauma, siamo tutti bloccati nelle nostre case e diventa difficile parlare di calciomercato. Da procuratore dico che siamo danneggiati perché anche noi si percepisce la provvigione sugli ingaggi dei calciatori e subiamo un danno. Ma sono favorevole ad una riduzione perché tutti quanti dobbiamo fare dei sacrifici, che in questo momento sono inevitabili. Se la stagione si sposterà in avanti, faccio fatica a pensare che il calciomercato possa iniziare a campionato ancora in corso. Non faccio nomi, ma alcuni assistiti di miei colleghi vorrebbero scappare dall’Italia”.

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