Coronavirus, Giulini parla della ripresa della Serie A. Poi il capitolo stadio e l’annullamento del Centenario

Il presidente del Cagliari Tommaso Giulini, intervenuto in diretta sull'emittente regionale Videolina, ha parlato della possibile ripresa del campionato

Anche Tommaso Giulini, presidente del Cagliari, ha parlato della possibile ripresa del campionato di Serie A al termine dell’emergenza Coronavirus. Il numero uno dei sardi è intervenuto in diretta sull’emittente regionale Videolina: “Io sto bene, sono un privilegiato e da casa gestisco il lavoro. Ogni tanto vengo al centro sportivo di Asseminello, all’incirca un paio di giorni a settimana. Faccio fatica in questa situazione a parlare di calcio, con tutto il mondo che piange le vittime del Coronavirus. In questo momento ci sono state troppe dichiarazioni fuori luogo, anche tra i miei colleghi. Parlare di ripartenza è irrispettoso. Il calcio ha dato una pessima immagine. Non so se si possa ripartire. Il vantaggio di ripartire è avere delle classifiche certe. Non farlo significa prepararsi a tanti ricorsi. Sarà un’impresa titanica mettere d’accordo tutti se non si continuasse. Per me ripartire significherebbe richiamare a lavoro tanti dipendenti che altrimenti da aprile dovranno andare in cassa integrazione. Lo svantaggio di ripartire è che se lo si farà sarà a porte chiuse e chi avrà voglia di vedere calcio in questo modo? In più credo ci saranno protocolli diversi e più serrati. E a questo proposito: come si comporterà la Sardegna? Io non voglio che sia il Cagliari a riportare, in ritorno da una trasferta, il Coronavirus sull’isola. La cosa più importante ora però non è l’opinione di un presidente ma solo quella dei tifosi. Vorrei che loro mi dicessero cosa fare”.

Gravi danni economici per via del Coronavirus: “La stima di 4 milioni fatta dalla stampa per noi si avvicina alla realtà. Noto però un grande senso di responsabilità tra i nostri tesserati in questo momento. Già tanti, non solo i giocatori, hanno rinunciato a una mensilità. Cosa che ci aiuta a non avere danni immediati, ma se mancassero i restanti diritti televisivi sarebbe una catastrofe per noi e non solo. Tagli agli stipendi? Noi in questo momento abbiamo ottenuto la rinuncia alla mensilità di marzo, se il campionato non partisse nuovamente vedremo cosa fare”.

E sul futuro dei campionati: “Io credo che le nazionali ora sono l’ultimo dei problemi. Pensiamo a programmare questa stagione e la prossima. I giocatori sono pagati dai club e il campionato è finanziato dai club. Se può aver senso rinunciare alla Nazionale mi auguro i giocatori lo facciano. Bisogna avere rispetto per il proprio datore di lavoro che sta facendo sacrifici per pagarli. Sarà un calciomercato povero, fatto di scambi e dove il grande colpo lo tenteranno solo i grandissimi club. Per il Cagliari sarà una situazione complicata, date anche le svalutazioni su alcuni giocatori. Non aspettiamoci un mercato spumeggiante. L’anno prossimo vogliamo comunque fare una bella figura. E vogliamo già farlo in queste 13 partite se ripartiremo”.

Il Coronavirus bloccherà anche le celebrazioni per il Centenario rossoblu e i 50 anni dallo scudetto del 1969-70: “Dovremo purtroppo cancellare tutto. Continueremo sui social network. A fine maggio dovevamo fare un’amichevole con le leggende della Nazionale del 2006 ma non so se si farà visto che la Nazionale doveva venire in Sardegna ma ormai è saltato tutto”.

Il futuro del Cagliari è incerto anche negli investimenti del nuovo stadio: “Cambiano le strategie anche su questo fronte, al momento mentre si rischia la recessione è impensabile creare uno stadio con ulteriori spazi commerciali e ora pensare a questo non mi sembra l’aspetto più importante. Quindi mi aspetto che la Regione e il comune di Cagliari ci consentano di riacquistare quegli spazi senza doverli trasformare in spazi commerciali. Noi vogliamo fare lo stadio e basta. Ricordiamoci che è uno stadio di concessione e non di proprietà, quindi siamo nelle mani delle amministrazioni. Per ora mi auguro di rivedere la Sardegna Arena con tanti tifosi perché vorrà dire che avremo vinto tutti”.

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