Crisi Milan, pochi punti fermi da cui ripartire, tante ‘teste’ da tagliare

E’ un Milan con le ossa rotte quelle uscito dalla settimana appena conclusa. Nel giro di pochi giorni sono arrivate le sconfitte contro Juventus, Atletico Madrid e Parma: nel complesso, 3 goal segnati, ben 10 subiti. Numeri allarmanti, emblematici di una stagione decisamente disastrosa. Il Milan non è questo, la sua storia parla da sè: le annate negative capitano a tutti, sia chiaro, ma qui siamo di fronte ad una storia particolare. All’evidente ridimensionamento economico ha fatto seguito un inevitabile impoverimento tecnico della squadra: tutto iniziò con le cessioni di Thiago Silva ed Ibrahimovic, da lì in poi il cammino è andato livellandosi, sempre più, verso il basso. Nel frattempo è saltata la testa di Massimiliano Allegri, mandato in esilio quasi fosse l’unico colpevole di una situazione, in realtà, più grande di lui.

Il resto è roba dei giorni nostri, e ci parla di una squadra che occupa l’undicesimo posto in classifica, il ‘primo’ della parte destra, storicamente insolita per i colori rossoneri. Clarence Seedorf si è imbarcato in un’impresa non facilissima, e chissà se ha già fatto esercizio di pentimento. Intanto c’è chi dice che il futuro dell’olandese sia addirittura già in bilico, con Pippo Inzaghi pronto a subentrargli. Sinceramente, ci sembra un’ipotesi fantascientifica visto che, nel momento in cui si è deciso di dare fiducia a Seedorf, si saranno messi in conto tutti i rischi del caso: inesperienza, rosa non certo all’altezza di chissà quali aspettative, con i più i ‘difetti‘ che comporta, peraltro, il subentrare a campionato in corso.

A preoccupare, in generale, è il futuro del Milan. E’ chiaro che sarebbe opportuno adoperare una sorta di rivoluzione del parco giocatori, ma ciò presupporebbe un’ingente disponibilità economica che, allo stato attuale delle cose, non esiste. Ecco perchè, volendo fare una previsione ragionata, ci vorranno due o tre anni per rivedere il Milan in grado di lottare quantomeno per lo scudetto. Poi, sia chiaro, nel calcio non c’è nulla di scritto e magari, tra un anno, vedremo i rossoneri in testa al campionato: difficile, ma non impossibile. Sarà però importante partire da una base buona, cercando di dare via i calciatori in sovrannumero e quelli che, a conti fatti, non possono fornire un contributo concreto alla causa della squadra.

Guardando gli attuali componenti della rosa, c’è di che scoraggiarsi. Tanti elementi non sono all’altezza del Milan, se non di un ruolo da mera riserva: incassare dalle cessioni dei vari Abate, Mexes, Muntari, Robinho, Birsa, Constant ed Emanuelson potrebbe essere un buon inizio. Poi ci sono quei calciatori che potrebbero rimanere sì, a patto che non vengano considerati dei cardini della squadra, come Bonera ed Essien. Da confermare assolutamente, invece, i vari Pazzini, Kakà, Poli, De Sciglio e Montolivo: gente che alla maglia ci tiene e che rappresenta comunque un valore aggiunto nell’economia di gioco della squadra.

Ma i tasti più dolorosi riguardano i tanti punti interrogativi, legati ai vari Rami, Taarabt, Honda, El Shaarawy e Balotelli. I primi due hanno una situazione simile: arrivato in prestito, il Milan potrebbe riscattarli ad una cifra pari a 7,5 milioni di euro. Ottenere uno sconto non sarebbe male, eppure sia Rami che Taarabt, pur non essendo dei fuoriclasse, hanno sin qui dimostrato di poter essere all’altezza non di un Milan stellare, ma di una buona squadra che vuole ambire ad una qualificazione in Champions League, esatta dimensione rossonera nel futuro immediato.

Il giapponese, invece, si è sin qui rivelato un affare di marketing e nulla più: tecnicamente un ottimo giocatore, è di una lentezza irritante e sta faticando enormemente ad imporsi nel calcio italiano. Da qui, la più classica delle domande: meglio puntare ancora su di lui oppure provare a cederlo? Difficilissimo dare una risposta, anche perchè bisogna vedere quante squadre sarebbero disposte a corrispondere ad Honda lo stipendio che gli corrisponde il Milan, pari a quasi 3 milioni di euro netti l’anno. I ritorni economici dal Sol Levante sono comunque garantiti ma, a conti fatti, il calciatore non pare avere un profilo adeguato al Milan.

Infine, abbiamo i casi più delicati, quelli relativi ad El Shaarawy e, soprattutto, Balotelli. L’attaccante egiziano, devastante nella seconda metà del 2012, con l’arrivo di Balotelli ha conosciuto un’involuzione tecnica cui ha fatto seguito, in questa stagione, un’impressionante sequela di infortuni: darlo via, però, sarebbe da matti. Innanzitutto perchè tecnicamente siamo di fronte ad un potenziale campione e, soprattutto, perchè in questo momento il suo cartellino ha conosciuto una netta svalutazione.

Diversa la situazione di Supermario. Dopo l’idillio della scorsa stagione, i rapporti con l’ambiente rossonero, tifosi compresi, sono ai minimi storici. La prestazione contro l’Atletico Madrid ha fatto infuriare tanta gente, e lui stesso sembra risentirne particolarmente. L’impressione, nettissima, è che non ci sia più voglia di perdonargli altro: da lui si esige che si carichi la squadra sulle spalle e la conduca, come minimo, ad un finale di stagione non classificabile alla voce indegno. Che sia un patrimonio tecnico ci sentiamo di sostenere che è cosa indiscutibile ma, come in ogni storia, vanno valutati pro e contro: ha voglia il ragazzo di rimanere al Milan ed ha il Milan stesso intenzione di puntare ancora su di lui? Ai posteri l’ardua sentenza.

Ultime due questioni: allenatore e società. Non ci piace sentenziare dopo pochi mesi di lavoro, un’altra chance a Seedorf va concessa. E’ naturale che pecchi di inesperienza, è all’esordio nel ruolo di allenatore ma gli và data l’opportunità, quantomeno, di iniziare una stagione programmandola con calma e sin dal primo giorno di preparazione estiva. Riassetto societario: in passato ci siamo schierati dalla parte di Galliani e lo facciamo tuttora. Fare nozze con i fichi secchi, non sempre è possibile. Tuttavia, per una serie di palesi motivi, il suo tempo al Milan sembra essere giunto al termine: l’ora dei saluti è prossima e, probabilmente, anche doverosa.