Dal “no” di Jackson Martinez, alla virata su Bacca: siamo certi che il Milan ci abbia perso?

Forse questo cambio di rotta obbligato rappresenta un vantaggio per il Milan

Un’operazione per cancellare gli smacchi delle ultime settimane, per cancellare l’atteggiamento quasi “snob” che Geoffrey Kondogbia e Jackson Martinez hanno avuto nei confronti di un Milan che con convinzione aveva tentato un approccio nei loro confronti, per cancellare il fatto che altre realtà (tra cui l’Inter, dettaglio da non trascurare) abbiano dimostrato di avere più appeal in questa sessione di mercato iniziata in maniera assolutamente fallimentare. E’ così che si può, e forse si deve, leggere l’arrivo di Carlos Bacca a Milanello. Un colpo di respiro internazionale, una punta dotata di quel killer instinct  che spesso fa la differenza.

Carlos Bacca, colombiano, 29 primavere e una favola che non deve terminare con la seconda Europa League consecutiva vinta con il

Siviglia. Dal mercato del pesce di Barranquilla a San Siro nel giro di 6 anni. Il Milan, nonostante tutto, per qualcuno rappresenta ancora un punto di arrivo e non un passaggio intermedio: Bacca è, evidentemente, uno degli ultimi romantici che ancora apprezza e rispetta il portato di storia e prestigio di un club come quello rossonero. Indossare quella maglia è un onore che, in quanto tale, comporta la responsabilità di trascinare una squadra che mai come adesso ha bisogno di una svolta verso una dimensione europea da recuperare a tutti i costi. Ma non solo. Bacca sa benissimo di essere stato cercato dopo il “no” che Galliani ha incassato dal connazionale e coetaneo Jackson Martinez, e dunque è certamente consapevole di dover dimostrare di non essere affatto un ripiego all’attaccante del Porto.

Orgoglio patriottico senza dubbio condiviso tra i due, ma anche una sana e lunga rivalità per la conquista del posto di “controfigura” di Radamel Falcao in Nazionale. Sì, perché entrambi, nonostante le caterve di gol messi a segno e di prestazioni da stropicciarsi gli occhi offerte nelle ultime due stagioni, non sono ancora riusciti a scalzare il Tigre, che invece nello stesso arco temporale ha, per diverse ragioni, latitato in zona-gol. In ogni caso, il ct della Colombia Peckerman vede Bacca prima di Martinez nelle gerarchie dell’attacco, un dato che dovrebbe far riflettere tanto, e magari chiedersi se, forse, il “no” di JM non sia in realtà un classico caso di pro bono malum, ovvero di una situazione negativa solo in apparenza, ma che in realtà prelude a qualcosa di meglio.

Se la valutazione di Peckerman sull’eventuale superiorità di Bacca rispetto a Martinez può essere soggettiva e, pertanto, non condivisibile, non lo sono alcuni dati di fatto. Tralasciando il numero di gol segnati nei rispettivi campionati, statistica poco attendibile, vista la cultura difensiva non certo sviluppata in Spagna e in Portogallo, resta la certezza che Carlos Bacca, per ben due volte, si è preso sulle spalle il peso offensivo di

una formazione che è riuscita nell’impresa di trionfare in due occasioni consecutive in Europa League. Si tratta, su questo non ci sono dubbi, di un giocatore con gli “attributi”, uno che nelle grandi occasioni non scompare, uno che si mette in gioco sempre con la stessa semplicità e la stessa gratitudine verso Dio (come testimoniano le sue esultanze), frutto dell’orgogliosa consapevolezza delle proprie origini.

Se non bastasse tutto ciò per capire quanto Bacca possa effettivamente rappresentare l’acquisto giusto per il nuovo Milan, si pensi soltanto a questo: l’ormai ex Siviglia, i colori rossoneri, li ha voluti abbracciare. Martinez no. E, in un calcio in cui i valori economici stanno soppiantando quelli umani, riconoscere il valore storico di un club a prescindere dal momento presente, è sempre più una rarità.