Negli ultimi anni Milan ed Inter sono andate incontro a gestioni non certo proficue in fatto di risultati. Da un lato la decisione di limitare gli investimenti, dall’altra un calciomercato gestito in maniera approssimativa, hanno avuto come conseguenza la mancanza di successi, non facile da digerire per due società vincenti come quelle milanesi. E se l’approdo di Thohir al timone dei nerazzurri non aveva prodotto grossi cambiamenti, le nuove proprietà cinesi che si stanno per insediare alla guida di Milan ed Inter sembrerebbero avere le carte in regola per condurre le due squadre ai fasti di un tempo.
Che le cose sembrino prendere da subito la direzione giusta lo dice il tipo di mercato che, a quanto pare, i nuovi arrivati vogliono imporre. La filosofia che hanno intenzione di adottare le nuove proprietà di Milan e Inter sembrano avere dei punti in comune, molto netti: preferenza per i calciatori giovani, investimenti importanti unicamente per prospetti futuribili, risorse molto limitate per gli over 30, da ingaggiare solo a basso costo e qualora ne valesse la pena. Tutti concetti che sembrano cozzare con i modus operandi di chi decideva fino a poco tempo fa.

Basti pensare che il Suning Group, insediatosi sulla plancia di comando interista, ha di fatto bloccato l’ingaggio di Yaya Tourè che Roberto Mancini tanto aveva caldeggiato. Una cosa che non è andata particolarmente giù, secondo indiscrezioni provenienti da Milano e dintorni, al tecnico jesino. Al Milan invece, dopo la scelta di puntare con decisione sul ventiseienne Lapadula, si è già presa una posizione sul futuro di Bacca: il trentenne attaccante colombiano, a fronte di una giusta offerta, andrà via. E sulla stessa linea d’azione si colloca il mancato rinnovo dei contratti dei vari Mexes e Boateng.
Insomma, può sembrare paradossale che, ad esempio, un dirigente come Adriano Galliani, che ha fatto la storia del calcio mondiale conducendo sempre acquisti straordinari per il Milan, si faccia impartire lezioni su come fare il mercato da dirigenti che, sull’argomento, in teoria dovrebbero saperne poco o nulla. Oltre la teoria, però, c’è la pratica. E il punto è proprio questo: i metodi lavorativi di Galliani sono ormai superati, vetusti, inadeguati. Un po’ come certe idee di Mancini che, evidentemente, dovrebbe limitarsi a fare l’allenatore. Spazio al nuovo che avanza: condizione imprescindibile per poter tornare a far sentire la propria voce in ambito agonistico.