I diritti tv continuano ad assumere un ruolo chiave nella nostra Serie A. Soldi, tanti soldi nelle casse dei club, ma in maniera non proporzionata tra le big e le cosiddette ‘piccole’. “Sarà cruciale la questione dei diritti tv, in America non c’è distinzione tra i grandi club, che si prendono la maggior parte delle risorse e i piccoli club a cui vanno le briciole”, questo il parere del patron del Bologna Joey Saputo, riportato stamane dal Corriere della Sera. “Siamo indietro rispetto ad altri paesi europei. Noi vorremmo una distribuzione legata alla meritocrazia. Sappiamo che altre società hanno idee diverse e dovremo sederci al tavolo per parlarne”, ha dichiarato invece Fenucci.
Effettivamente anche il ‘modello inglese’ è ben lontano da quello adottato qui da noi, ed ora un gruppetto di squadre sta tentando di ribellarsi a questo status del calcio italiano. I problemi in merito ai diritti tv sono sia relativi al mercato interno, che a quello esterno. Basti pensare che la Liga rivende i propri diritti all’estero per 600 milioni, per un miliardo e mezzo invece la Premier, la Serie A invece a ‘soli’ 180 milioni. Juve, Inter e Milan, come riportato da calcioefinanza, si dividono il 30% dell’intero bottino, e tutto ciò inizia a non andar più bene ad un gruppetto di squadre che adesso vorrebbero allearsi con il Bologna per lanciare una mini rivolta.
Roma, Fiorentina e Napoli sono già al fianco di Saputo e soci, ma l’idea è quella di creare un’alleanza ben più vasta che vada a contrastare i poteri forti del nostro calcio, le due genovesi sono pronte a seguire le ‘colleghe’. Il grafico sottostante mostra l’incredibile disparità nella divisione dei proventi, ed anche l’ipotetica suddivisione nel caso in cui si fosse usato il modello inglese. Saputo lancia la proposta, e pian piano diversi club si aggregano.
