Da un po’ di anni a questa parte la Premier League è diventato il campionato più bello d’Europa, il più seguito e il più apprezzato. Una volta tutti questi complimenti venivano fatti alla Serie A poi, quando i soldi hanno cominciato a scarseggiare, i campioni non volevano più venire in Italia ma preferivano vestire la maglia di una squadra inglese. Mentre il nostro campionato perdeva appeal, la Premier conquistava sempre più consensi fino a diventare la potenza che è adesso, sia a livello di contenuti sia a livello economico. Qualcuno si sarà chiesto perché una “squadretta” come lo Stoke City abbia offerto 17 milioni di euro all’Inter per Shaqiri. La risposta è presto detta e va ricercata tra la montagna di denaro che la Premier guadagna dai diritti tv. Nel 2014-15, mentre i club di Serie A, che non possono nemmeno lamentarsi visto il prodotto-campionato non proprio eccelso, si sono spartiti 836 milioni, quelli di Premier hanno potuto contare sulla bellezza di 2,25 miliardi. Un’enormità.

Il premio più alto è andato al Chelsea campione d’Inghilterra con 139 milioni di euro (99 milioni di sterline), poi Manchester City a quota 138 e Manchester United a 136. Ma la montagna di denaro a disposizione e l’equa distribuzione dei proventi consente anche alle medio-piccole di raggranellare un tesoretto invidiabile: l’ultima in classifica, il Qpr, ha percepito 91 milioni di euro, cioè quasi quanto la prima della Serie A, la Juventus che si è messa in tasca 94 milioni, e di più delle altre due storiche big del nostro campionato, Milan e Inter (rispettivamente 73 e 72). Il rapporto tra prima e ultima della Premier è di 1,5 a 1. Quello tra prima e ultima della Serie A è di 4,5 a 1, con l’Empoli a incassare 21 milioni e la Juve, appunto, 94. Peraltro, dal 2010, con il ritorno alla vendita collettiva dei diritti, la situazione in Italia è molto migliorata. Prima il rapporto prima/ultima era di 7 a 1. Adesso il 40% dei proventi tv è diviso in parti uguali, il 30% in base ai bacini d’utenza e il 30% in base ai risultati. Blasone e pubblico restano decisivi nella ripartizione italiana, mentre in Inghilterra il 50% è suddiviso in parti uguali, il 25% in base al numero di partite trasmesse in diretta e il 25% secondo il piazzamento nell’ultimo campionato.
Se allarghiamo il discorso anche alle altre leghe, ci accorgiamo che il primato della Premier è in senso assoluto. Non c’è nessuna lega al mondo che riesca a raccogliere gli stessi quattrini tramite i diritti televisi. Soprattutto da quelli internazionali, che segnano il solco con la Serie A, la Bundesliga e la Liga. La scorsa stagione, infatti, le 20 squadre inglesi si sono sparite 778 milioni di euro di proventi dall’estero, sette volte di più di quelle italiane. Ma il gap con l’Europa è destinato ad allargarsi, dal momento che per il nuovo ciclo (2016-19) la Premier incasserà un incremento del 70% dei diritti domestici in pay e sta chiudendo importanti accordi anche a livello internazionale.