Il calcio italiano, per ora, è fermo per l’emergenza Coronavirus. Secondo decreto, dovrebbe ripartire il 3 aprile. Questa è la speranza e l’augurio di tutti. Ma, più che quando ripartirà, la domanda da porsi è come lo farà? In tal senso, l’editoriale di oggi di Gazzetta dello Sport, a firma Gianfranco Teotino, apre ad un dibattito preoccupante. Eccone uno stralcio.
“Tutte le stime circolate finora – si legge – sono destinate a finire nel cestino. Il prezzo dell’emergenza sanitaria continua a salire anche per il calcio e non c’è modello matematico che possa aiutare a stabilire a che livello si fermerà. Il futuro è una nebulosa. L’incertezza sulla sorte dei campionati e delle competizioni europee di questa stagione rende prematura qualsiasi ipotesi sul conto finale da pagare. Non si tratta più di calcolare solo quanto costeranno ai club le porte chiuse e come calerà ancora la capitalizzazione delle società quotate. Il rischio d’impresa è molto più alto. Per alcuni sono in gioco addirittura le prospettive immediate”.
“Il caso della Roma è il più eclatante. È in pericolo un passaggio di proprietà che sembrava già definito e che aiutava a schiarire l’orizzonte di una situazione economico-finanziaria assai preoccupante. La trattativa è entrata in una fase di stallo: gli acquirenti – il gruppo Friedkin – hanno cominciato a tirare sul prezzo, mettendo in preventivo un calo delle entrate quasi certo. Ma non c’è solo il caso Roma: chissà che cosa succederà se nelle prossime settimane si verificheranno altre possibili circostanze che stanno già allarmando il sistema calcio. La peggiore è che non si riesca a concludere il campionato. Se così fosse, si aprirebbe un contenzioso, probabilmente di carattere legale, in merito ai rimborsi per le partite non disputate, non soltanto con gli abbonati, ma anche con i licenziatari dei diritti televisivi. Con una posta in gioco, è facile intuire, assai più alta. Per alcune società, sarebbe uno shock finanziario difficilmente assorbibile, considerata l’abitudine, di tutti, grandi e piccoli, di scontare i crediti futuri, per poter disporre in anticipo di tali ricavi. A meno che non si riesca a costituire prima un fondo di garanzia, magari con l’aiuto dello Stato o del Credito Sportivo, cui attingere in caso di assoluta emergenza”.