La storia di Erasmo Iacovone e del Taranto, il sogno Serie A spezzato in una tragica notte

Raccontiamo oggi una storia particolare, quella di Erasmo Iacovone. Protagonista con la maglia del Taranto di un sogno spezzato da un tragico destino

Una giovane vita spezzata. E con essa svanivano i sogni di un’intera città, di un popolo. A Taranto ricordano bene Erasmo Iacovone ed e proprio di lui che vogliamo parlare oggi per permettere anche a chi non lo conosceva di scoprirlo. Nato a Capracotta il 22 aprile del 1952 si trasferisce a Tivoli con la famiglia da piccolissimo. Inizia a giocare nell’Albula di Bagni di Tivoli, poi passa all’OMI Roma, squadra delle officine metalmeccaniche. Passa alla Triestina dove fatica ad ambientarsi e fallisce. Il suo sogno di diventare un calciatore sembra sfumare, ma è il Carpi ad offrirgli una chance, in Serie D. Con 13 gol contribuisce alla promozione. Nella stagione 1974-75 passa al Mantova e continua a segnare. Dopo un altro ottimo avvio di stagione viene notato dal Taranto. A dir la verità è Tommaso De Pietri, allenatore del Carpi in seconda spostatosi poi in Puglia, a convincere il presidente dei rossoblu a comprare Iacovone.

Diventa subito un idolo dei tifosi del Taranto. Esordio contro il Novara e subito gol. E’ subito amore. I pugliesi terminano la stagione 1976-77 al nono posto in Serie B. Petrovic, Giovannone, Cimenti, Panizza, Dradi, Nardello, Gori, Romanzini, Iacovone, Selvaggi, Turini. Undici uomini scolpiti nella mente dei tifosi tarantini. Sono loro i protagonisti del sogno. Guidato da mister Rosati, il Taranto viaggia spedito in Coppa Italia ed elimina squadre blasonate, tra tutte il Pescara che militava in Serie A. In campionato la marcia è ottima. L’Ascoli fa un campionato a parte ma gli altri due posti per la promozione nella massima serie sono nettamente alla portata. Dopo il giro di boa il Taranto è ancora lì, a giocarsi la Serie A con Avellino, Catanzaro, Monza, Ternana e Lecce. Poi arrivò quella sera. Quel maledetto 6 febbraio 1978.

Una giornata iniziata nel segno della sfortuna. Un pareggio contro la Cremonese, in cui i legni negano più volte il gol a Iacovone. Un amico, gestore di un ristorante, invita quella sera il giovane Erasmo a uno spettacolo di cabaret. Lui che era sempre stato restio a balere e vita mondana, se ne andrà come una vittima qualunque del sabato sera. Un certo Marcello Friuli decide di rubare un’Alfa Romeo e mettersi a correre sulla statale Taranto-Lecce per sfuggire alla Polizia. Fari spenti e velocità folle. Da una strada secondaria spunta la Diane 6 di Erasmo Iacovone. L’impatto è inevitabile e devastante. Il corpo del povero Iacovone sbalzato dall’abitacolo in frantumi verrà ritrovato a circa 50 metri dall’incidente e i soccorsi saranno inutili. Qualche mese dopo svanirà anche il sogno del Taranto, che chiuderà ottavo quel campionato. La Serie A non l’hanno ancora vista da quelle parti. In autunno la moglie di Iacovone, Paola, darà alla luce il loro primo ed unico figlio, oggi un quarantenne orfano ancor prima di nascere. Uno che non ha mai conosciuto il padre.

Il giorno dei funerali c’è una folla sterminata. I tifosi del Taranto sono tutti lì. In quindici mila a vedere per l’ultima volta Erasmo Iacovone. Presente anche il presidente Fico, che fece una promessa, quella di intitolare allo sfortunatissimo calciatore lo stadio cittadino. E così sarà. Lo stadio “Erasmo Iacovone” ospita tutt’oggi le gare interne del Taranto. Alcuni di quei tifosi che hanno visto Iacovone calciatore sono ancora lì ad incitare la squadra, che oggi disputa il girone H della Serie D e prova a risalire le categorie. Magari per tornare a sognare quella Serie A sfumata per un tragico destino. Il Taranto è in debito con la fortuna e prima o poi ci arriverà là, nella massima serie. Anche per Erasmo.