Una finale di Europa League, che allora si chiamava Coppa Uefa. Sì, allora, perché l’ultima volta per un’italiana era stata 21 anni fa. L’abbiamo detto tante volte e in tanti modi in questi giorni, forse anche – semplicemente – per scaramanzia. Sembrava essere diventata una maledizione. O una punizione. Negli anni ’90 le nostre squadre hanno fatto incetta di questo trofeo, era quindi giusto che per i successivi venti faticassero.
No, non è così. Non è affatto così. E non ci vuole molto a capirlo. Non c’è dietro la sfortuna e neanche maledizioni particolari. Dal 1999 in poi, più semplicemente, le squadre italiane hanno iniziato a guardare questa competizione con spocchia, altezzosità. L’hanno proprio snobbata, parliamoci chiaro. Una stagione intera a lottare per un posto in Champions, unico vero torneo europeo “considerato” dalle big del calcio nostrano. E la Coppa Uefa, poi Europa League? Un peso. E così, negli anni del super ciclo vincente europeo del Milan “Ancelottiano”, o di quello quasi vincente della Juve di Allegri, nella seconda competizione continentale si è faticato. Tanto. In vent’anni, solo tre squadre in semifinale, di cui due nello stesso anno, come massimo risultato. Ne abbiamo parlato ampiamente ieri.
In fondo però, forse, sarebbe bastato poco. E dopo la gara di ieri la consapevolezza è maggiore. Sarebbe bastato crederci, provarci sino in fondo. Le qualità, a questa Inter, non mancavano, ma non sono mancate anche a tante altre italiane del passato eliminate molto prima. Dal Napoli alla Roma passando per la stessa Juve. La differenza? Quella espressa sopra. Crederci e provarci sino in fondo. Ma anche… il turnover. Quante volte abbiamo visto allenatori schierare le seconde linee anche in un quarto di Coppa per preservare le energie in campionato? Quest’anno non si poteva. Il campionato è finito e l’unico pensiero era rivolto all’Europa. In più, dato da non sottovalutare, i turni in gara secca hanno reso tutto molto imprevedibile.
E qui si apre un’altra parentesi. Quanto è interessante la competizione con una formula del genere? Di recente, riguardo alla Champions, Ceferin ha chiuso all’ipotesi che si possa replicare in futuro. Ma, forse, per il grande torneo europeo è la verità. E per quello “piccolo”? Forse, per l’ex Coppa Uefa, una formula del genere non è da buttare. Il livello è più basso, l’equilibrio è maggiore e le sorprese non mancano. Un format del genere regalerebbe nuovamente un po’ più di fascino ad una competizione da tanti dimenticata e snobbata. E le italiane ne sanno qualcosa…
