Uno scandalo ha travolto l’AIA, l’associazione italiana arbitri. Nell’elenco dei 42 arrestati nella maxi-operazione della Guardia di Finanza nell’inchiesta della Dda milanese per traffico internazionale di droga, figura anche il nome del procuratore capo Rosario D’Onofrio.
Secondo le indagini condatte dal 2019 al 2021, gli arrestati avrebbero introdotto in Lombardia oltre 6 tonnellate di marijuana e hashish. E’ stata sequestrata quasi mezza tonnellata di droga e mille ricariche per sigarette elettroniche a base di cannabinoidi.
Piero Giacomelli, ex arbitro prima sospeso e poi dismesso dalla Serie A per un’irregolarità nei rimborsi spese da 71,40 euro, lancia accuse nei confronti di Rosario D’Onofrio, in un’intervista a ‘La Repubblica‘. “Negli ultimi due anni decideva, sotto le vesti di Procuratore dell’Aia, con i suoi provvedimenti, promozioni e dismissioni degli arbitri di Serie A e Serie B”.
“Per un mero errore formale, D’Onofrio ha spinto affinché per soli 17 giorni di squalifica, superassi i 12 mesi sufficienti a farmi uscire definitivamente dalla Serie A. In casi simili, per errori formali, la segreteria segnala prima le incongruenze per poterle correggere. Non potevo essere punito per il rendimento in campo e allora si è attaccato ai rimborsi. Lo ha fatto anche con altri come Pasqua, Massa, La Penna, Robilotta”.
Poi svela altri dettagli: “il 22 aprile, durante una riunione dell’Aia, il vicepresidente Baglioni ha detto in aula che io sarei stato dismesso a fine stagione, ma la mia udienza era fissata solo a maggio. Poi, mentre aspettavo il giudizio del Coni, mi ha contestato un’altra violazione del codice etico per mancato aggiornamento dell’anagrafica. Ma è dal 1992 che all’Aia ho fornito i miei documenti di identità”.
“Il guardalinee Avalos un anno fa ha prodotto un’intercettazione dove D’Onofrio gli diceva cosa fare e cosa non fare per scalare le classifiche di giudizio. L’arbitro La Penna sarebbe dovuto diventare internazionale al posto di un altro arbitro. Ma anche lui è stato accusato di rimborsi irregolari, squalificato, fatto fuori e poi reintegrato da D’Onofrio”.
Il suo ruolo era chiaro: “comminava sanzioni e indirizzava le carriere degli arbitri. Favorendo alcuni e punendone altri decideva a tavolino le classifiche di merito. Una dinamica che portata al tavolo politico per le elezioni delle cariche, poteva spostare i voti delle sezioni regionali premiate”.