“Non riesco a rientrare nel calcio. Una volta ero drogato, un’altra malato immaginario”: Cervone senza filtri

Giovanni Cervone, ex portiere della Roma, si racconta senza filtri: il carattere difficile, l'esclusione dal calcio, gli arbitri, Boksic, Serena e Pallotta

Personalità prorompente, carattere difficile, Giovanni Cervone ha difeso i pali della Roma dal 1989 al 1997 con alterne fortune. L’ex portiere giallorosso si è raccontato al ‘Corriere dello Sport’, partendo dai presidenti che ha conosciuto: Viola era un vero signore. Ciarrapico è rimasto poco ma a noi ha dato qualcosa. Sensi invece era un po’ arrogante: con lui mi sono scontrato spesso anche se i miei compagni pensavano che fossi il suo pupillo”. Si è parlato anche di allenatori: “Quando arrivò Carlos Bianchi al posto di Mazzone, nel 1996, io ero il portavoce della squadra e mi lamentai degli allenamenti durante il ritiro. Lui mi chiamò e mi disse: ‘Lo fai solo perché sei amico di Mazzone’. E mi mise fuori rosa. Boh”.

Fuori rosa diverse volte in carriera: “Lo so bene quali voci giravano. Una volta ero drogato, una volta ero nel calcio-scommesse, una volta malato immaginario. La verità è che la società voleva cambiare portiere ma non ci riusciva. Anche con Mazzone ci furono tensioni. Arriva Carletto, mi telefona e mi fa: ‘Giova’ non te ne andare, me servi’. Io rispondo ok. Torno dalle vacanze, compro il Corriere dello Sport a Fiumicino e leggo che la Roma ha preso due portieri, Lorieri e Pazzagli. A quel punto chiedo spiegazioni al ds Mascetti: dentro alla società qualcuno sosteneva che io avessi preteso garanzie o fatto richieste. Era falso. Morale, sono fuori. Dopo qualche partita mi richiamano, il posto è mio, ma mi faccio male. Quando recupero, mi ritrovo in panchina. Una volta ci sto. Ma oltre no, ho la mia dignità. Con tutto il rispetto, non faccio la riserva di Lorieri. Dico a Mazzone che se devo andare in panchina preferisco non essere convocato. Lui mi esclude dalla squadra per altri quattro mesi. Ma ci sta tutto, eh. Sono scelte. Peccato che mi abbiano richiamato quando stavano per retrocedere”.

Diversi scontri anche con i calciatori avversari. In un derby Cervone prese per il collo Boksic: “Stavo solo difendendo un mio compagno, Carboni, che era a terra. Non mi piace chi fa il fenomeno. In tanti erano così sul campo, poi al fischio finale scappavano”. Una gomitata ad Aldo Serena in un Inter-Roma di Coppa Italia: “Quel giorno offese mia madre. Alla prima occasione l’ho steso. Era molto fastidioso, antisportivo“. 

Nessun rimpianto: “Non mi sono mai piegato e ora sto pagando. Sono rimasto fuori dal mondo del calcio. Non mi pento di come sono, mio padre mi ha insegnato a non chinare la testa”.

Il miglior portiere dei nostri giorni: “Lo aveva la Roma, Alisson. Non avrei speso tutti quei soldi per Pau Lopez, è un portiere da 6″. Sulla gestione degli ultimi anni: “Come tutti, sono deluso da Pallotta. Speriamo arrivi Friedkin e che si possa ricominciare a sognare”.

Sulla ripartenza del campionato Cervone è fiducioso: “Le partite mancano a tutti, spero si riprenda presto. Vorrei che si ricominciasse in sicurezza, ma giocare a porte chiuse sarebbe triste. Il vero spettacolo sono i tifosi. In Serie A non giocano più Maradona, van Basten e Zico“. 

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