Ha calcato importanti palcoscenici sin da bambino, quando a 7 anni passa alla scuola calcio Empoli e viene adocchiato dalla Fiorentina che a 9 anni lo scrittura inserendolo nella squadra dei Pulcini. Dopo tutta la trafila delle giovanili passa al Crotone e dopo una bella stagione in Serie B viene riportato alla base: oggi Federico Bernardeschi ha rinnovato il suo contratto con la viola e si è ampiamente guadagnato la maglia numero 10 grazie alle prestazioni convincenti della scorsa stagione, poche ma buone: 10 presenze e tre reti tra Campionato e Coppe.
“Sono qui da 12 anni, sono arrivato a Firenze quando ne avevo appena 10. Ho sempre saputo cos’è la Fiorentina, una società che mi ha dato molto. Volevo essere sicuro che i progetti miei e della squadra fossero gli stessi e così è stato, non ho mai voluto cambiare. Ringrazio la famiglia Della Valle, ha sempre creduto in me. Giocare qui aumenta le emozioni”, ha detto dopo aver rinnovato il contratto fino al 2019.
“Non voglio prendere in giro nessuno, è chiaro che anche la parte economica è stata importante come lo è per ogni professionista: ma si deve guardare anche altro. Mi hanno fatto capire di puntare su di me e spero di dimostrare di essere all’altezza. Io ho sempre sognato di diventare una bandiera qui, so che non è facile per come si sviluppa il calcio. Prima voglio conquistare Firenze, vedremo come andrà a finire”, dice Bernardeschi.
Eppure l’approccio con i tifosi, negli ultimi tempi, non è stato idilliaco. Bernardeschi svela un retroscena legato al suo accostamento alla Juventus: “Ho preso qualche insulto e non fa piacere. Ma sono sempre stato un professionista rimanendo in silenzio. La gente ha creduto alle voci, li capisco, temevano una beffa. Ma non c’è mai stato niente di concreto con altre squadre”. Infine il giovane attaccante commenta il fatto di avere la maglia numero 10, quella che è stata di Giancarlo Antognoni e più recentemente di Roberto Baggio: “So che ci saranno tante pressioni, questo numero è stato portato da grandissimi calciatori. Ma è una maglia che dopo 12 anni passati qui mi sento di indossare. Mi darà ulteriori stimoli per fare sempre meglio. Nessuna presunzione, solo orgoglio”.