“Alcuni anni prima avevo tentato di prendere il Milan, poi il Palermo, e così via: la chiamerei rivincita“. A distanza di qualche mese dall’acquisto della Fiorentina, il patron viola Rocco Commisso torna a parlare della trattativa che gli ha permesso di acquistare la società toscana. Queste le sue parole al quotidiano on line lavocedinewyork.com
“Il valore della mia impresa Mediacom in questo momento ritengo che sia di 8 miliardi di dollari. Mentre per la Fiorentina, parliamo di circa 150-170 milioni. Quindi l’ho comprata con una piccola percentuale di quello che posseggo, ma sta prendendo il 98% del mio tempo. Ma ho appena iniziato, è tutto nuovo per me, e in Italia la cultura è diversa, ho dovuto firmare più carte legali in questa operazione in Italia di quelle che ho firmato in tutta la mia vita. Ma è il sistema italiano. La mia intenzione è di venire in Italia per vedere le partite. In quanto tempo penso di vincere qualcosa con la Fiorentina? Non ho un piano. Lavorerò duro e sarò onesto, mi farò il ‘mazzo’ per la Fiorentina e poi vedremo quel che succederà. Quando si parla di un piano, di fare un piano generale, prima devi conoscere bene tutta la squadra“.
“Devi pensare di aggiustare le infrastrutture, guadagnare un po’ di tempo. Pensare al centro sportivo, ma tutto questo richiede tempo, non si può fare in un giorno. E quindi ci fermeremo a riflettere, e vedremo cosa abbiamo raggiunto e organizzato per la prossima stagione. Ecco non posso promettere altro. La Serie A, non solo la Fiorentina, è ancora molto indietro rispetto alla Premiere League inglese, che ha tre volte la nostra ricchezza. Con le nostre entrate non puoi comprare certi giocatori, senza certi giocatori non puoi vincere e se non puoi vincere non puoi arrivare alla Champions League. Ma per arrivarci non puoi avere perdite, per non aver perdite devi generare entrate… Le nostre entrate sono circa 100 milioni, la Juventus va oltre 400 credo, hanno abbastanza soldi e ricchezza a disposizione per comprarsi tutto, e questo è quello che sta rovinando il calcio italiano. Quindi bisogna cominciare aggiustando le infrastrutture della Serie A“.