A poche ore dall’attesa sfida contro il Bayern, Rudi Garcia si racconta al magazine tedesco Kicker:
“Da ragazzo sono caduto come Obelix nel calderone con la pozione magica, da allora il calcio ha determinato la mia vita. L’allenatore è un bel lavoro, ma è fragile come un castello di carte. Anche dopo un anno di successo si può essere licenziati, come è accaduto a me a Lille. Ecco perché ho sempre una valigia pronta vicino alla porta”.
Sul futuro:
“So come funziona il business del calcio. Preferisco vivere nel presente e cercare di raggiungere i miei obiettivi a Roma. Quali sono? In questa stagione vinciamo il campionato, sono sicuro. Il piano è condurre la Roma nell’élite europea e meglio ancora vincere con Francesco Totti la Champions League, lo merita davvero con la sua fantastica carriera”.
Alla domanda su un clamoroso “double” già in questa stagione, Garcia ha le idee chiare:
“No, è sicuramente troppo presto. Sarebbe già un enorme successo superare il difficile girone in cui siamo capitati – ammette -, ma le due sfide col Bayern Monaco sono un ottimo banco di prova per vedere a che punto siamo”.
Grande stima per Pep Guardiola:
“E’ stato incredibile a Barcellona, e coraggioso ad accettare il Bayern dopo i successi di Heynckes. Inoltre, è una persona equilibrata, che non fa mai polemiche inutili, un grande allenatore con stile e classe”.
Uno stile che caratterizza anche il tecnico transalpino:
“Il mio credo è vincere e convincere. Sono un maniaco dei dettagli, ma so che la perfezione è impossibile. Ho un debole più per chi fornisce assist che per i marcatori. Ovviamente avere Messi o Cristiano Ronaldo aiuta. A Roma, ci sono un sacco di marcatori, questo mi piace. E chiaramente mi piacerebbe un attaccante che segna 25 gol a stagione. Tuttavia, è più sicuro distribuirli su più giocatori e non dipendere da uno soltanto. Se si fa male per tre mesi, la tua stagione è finita. La stella deve essere la squadra“.
Filosofia difficile da applicare quando in squadra hai un fuoriclasse eterno come Francesco Totti:
“Francesco è il re di Roma e un genio unico, ma è umile, altruista e mette il bene della Roma prima dei record personali. Questo è ciò che rende un giocatore di classe mondiale”