Grazie Stefano per la lezione di vita: non la scorderemo mai, come quel goal al Bayern Monaco

borgonovoStefano Borgonovo è stato un bravo calciatore ed un uomo straordinario. Abbiamo ancora tutti davanti agli occhi, al di fuori di ogni banale retorica, la sua bellissima voglia di combattere ‘la stronza’, la Sla (conosciuta anche come morbo di Lou Gehrig, giocatore di baseball tra i primi ad ammalarsi, negli anni 30, di questa patologia), malattia che lui così definiva e che lo attanagliava da anni. Un uomo fuori dal comune, che ha saputo farsi benvolere, che pur nella sua sofferenza ha mantenuto un profilo alto e colmo di dignità, facendosi esempio per tutti coloro che nella vita hanno a che fare con problemi più o meno simili. Stefano Borgonovo è stato un buon centravanti, che ha vestito, in 14 anni di carriera, le maglie di Como, Sambenedettese, Milan, Fiorentina, Pescara, Udinese e Brescia. Non è mai stato un fenomeno, ma si è sempre fatto apprezzare per l’apporto fornito alla squadra, non solo in termini di goal. Una volta appesi gli scarpini al chiodo, aveva subito intrapreso la carriera di allenatore, guidando, dal 2000 al 2005, prima i ‘Pulcini’, poi gli ‘Allievi’ e quindi la ‘Primavera’ del Como.

Poi ha dovuto fermarsi, la malattia lo attanagliava sempre più, sino a ridurlo in condizioni durissime. Ma lui non ha mai desistito, ha smesso di allenare ma non di lottare per i suoi traguardi, e nel 2008 ha anche creato la ‘Fondazione Stefano Borgonovo Onlus’, atta a raccogliere fondi contro questa terribile malattia. Ha sempre saputo trasmetterci, senza parlare ma con l’aiuto di un sintetizzatore vocale, messaggi di coraggio straordinari, commoventi, che ognuno di noi dovrebbbe sempre tenere presenti. La vita come sfida, per la quale combattere sempre e comunque, sino all’ultimo respiro.

Di Stefano, però, non vogliamo ricordarci solo nel momento della malattia: vogliamo anche parlarvi di quello che, probabilmente, è stato per lui il momento di maggior gloria e gioia nella sua carriera di calciatore. Era una notte di aprile degli anni ’90, la Coppa Campioni ancora si chiamava così, si giocava solo il mercoledì sera e c’era un fascino tutto particolare. In quel tempo i numeri fissi erano solo nell’immaginario di qualche visionario, e Stefano, tesserato per il Milan, indossava la maglia numero 16: subentrato al 68′ a Giovanni Stroppa, una volta giunti i supplementari, al minuto numero 100 della semifinale di ritorno contro il Bayern Monaco, Borgonovo segnò un bellissimo goal, con un morbido pallonetto, che regalò al Milan l’accesso in finale. Finale che poi gli uomini di Arrigo Sacchi vinsero, sconfiggendo il Benfica con il risultato di 1 a 0 (goal di Rijkaard). Ecco, vogliamo ricordare Borgonovo anche così, nei momenti in cui il morbo non ne ha represso ne’ la fisicità ne’ tantomeno le emozioni: addio Stefano, e grazie per la lezione di vita fornitaci. Non la dimenticheremo. Mai.