Il calcio italiano non vive ma “sopravvive”. Debiti, prestiti e niente stadi: non è autosufficiente

Il momento del calcio italiano è a dir poco critico, poche società riescono ad auto finanziarsi senza ricorrere a cospicui aiuti dalle banche

La figura del ricco presidente disposto ad investire ingenti capitali nella nostra Serie A, è ormai scomparsa definitivamente da qualche anno. Due i motivi principali. Il primo è il tanto chiacchierato Fair Play finanziario, che non permette più di immettere capitali nella società, ma prevede diverse fonti di auto finanziamento attraverso le quali creare fondi da reinvestire (magari sul mercato). Il secondo motivo è molto più semplice: presidenti disposti ad investire capitali propri per ‘accontentare’ i tifosi, non ce ne sono più. L’ultimo esempio è stato Massimo Moratti, ma con il suo addio la ‘specie’ del presidente ricco e voglioso di investire in una società calcistica si è definitivamente estinta. Adesso siamo di fronte ad una nuova figura, quella del patron impegnato nella ricerca di banche, sponsor, finanziarie e sotterfugi (più o meno leciti) in modo da evitare il fallimento certo dell’intero sistema. Tale sistema è al momento sostenuto dai soli diritti tv, ed è proprio per questo che le società si fanno la guerra per accaparrarsi fette sempre più grandi di una torta che ha diversi lati oscuri, vedi l’ultima “inchiesta Infront“. Gli introiti provenienti dalle televisioni dono dì cospicui, ma non bastano certo per non far collassare il sistema-calcio al giorno d’oggi.

Proprio per questo diverse società si stanno muovendo (molto lentamente) verso nuove vie d’investimento che possano portare profitti alle società: una su tutte, gli stadi di proprietà! La prima ad investire in tal senso è stata la Juventus, e sarà certamente anche la prima a vedere i frutti di tali mosse. Tanti altri presidenti stanno tentando di intraprendere la stessa strada, finendo per fare i conti con i cavilli burocratici del nostro paese: Napoli, Milan, Palermo, Fiorentina e Roma ad esempio, hanno in programma il nuovo stadio in tempi più o meno brevi. In attesa di tali lunghi tempi, il mondo del pallone non riesce a sostenersi. I debiti della serie A (riporta Tuttosport), al netto dei crediti, per la stagione 2013-2014 ammontavano a 1.725 milioni, quattrocento milioni in più della cifra già colossale del 2010, e tale tendenza non accenna a cessare. Il caso Parma insomma non ci ha insegnato nulla. Tanto fumo negli occhi, ma non lasciamoci abbindolare, tutte le ricchezze ed i lussi del mondo del pallone vivono un momento ‘no’ in Italia. Basti pensare che per ben due anni consecutivi, due società italiane qualificate all’Europa League non hanno avuto le carte in regola per iscriversi a causa di problemi economici (Parma e Genoa). Insomma, movimento vicino al collasso, c’è da stringere un po’ la cinghia e cercare nuove fonti di profitto: stadi e merchandising su tutte.