Il caso Massimo Mauro: quando essere imparziali è un dovere

massimo mauroNell’ultimo turno di campionato, come di consueto, allenatori, calciatori e dirigenti di turno si sono sottoposti al solito rito delle interviste post partita: un classico di cui i diretti interessati farebbero probabilmente a meno, se non fosse che obblighi contrattuali lo impongono senza obiezione possibile. Ed ecco che, in certi casi, si assiste a scene che definire paradossali è riduttivo: emblematico è, rimanendo appunto al post partita di Fiorentina – Napoli, l’episodio che ha avuto per protagonisti Massimo Mauro ed Andrea Della Valle. Al Presidente dei ‘viola’, giustamente arrabbiato per via dell’evidente torto ricevuto dalla sua squadra, il commentatore ha replicato utilizzando toni poco ortodossi e che non dovrebbero addirsi a chi ha il compito di giudicare i fatti senza stravolgere la realtà e senza far prevalere l’istinto (e magari il tifo) su tutto il resto.

Massimo Mauro, purtroppo, esagera spesso e volentieri: non è certo casuale la pubblica reprimenda a lui indirizzata dal critico televisivo Aldo Grasso sul Corriere della Sera. Ne tantomeno certi fatti rappresentano una novità assoluta: basti pensare a Beppe Bergomi che, in un Inter – Parma di qualche anno fa, palesò la sua fede nerazzurra (seppur senza usare toni spiacevoli come fatto da Mauro, che ha consigliato a Della Valle di essere “sportivo” ), salvo poi, l’indomani, chiedere pubblicamente scusa. La questione è molto semplice, chi va a fare il commentatore in tv ha una responsabilità non indifferente: quella di parlare di calcio lasciando da parte lo spirito da tifoso e facendo prevalere unicamente quello critico.

Quando ciò non accade, ne esce offuscata la credibilità non solo del diretto interessato ma anche di tutta l’emittente (in questo caso ‘Sky’) che lo ha messo sotto contratto. Ci si augura dunque che, da oggi in poi, Massimo Mauro e tutti i suoi colleghi lascino da parte la faziosità di turno e giudichino razionalmente episodi e partite, senza andare oltre. Di esempi eccellenti, da questo punto di vista, ne abbiamo fortunatamente molti: si pensi a Daniele Adani e Luca Marchegiani, sempre brillanti, sul pezzo, mai banali ed acuti osservatori della realtà. Che poi di quello si tratta, osservare la realtà e commentarla con senno: fare diversamente vuol dire non avere ben chiaro il proprio ruolo.