Il fuorigioco compie 90 anni: i segreti della regola più discussa nel mondo del calcio

Arrigo Sacchi a Sportmediaset dichiara: " Tutti e quattro i difensori alzavano la mano per aiutare l'arbitro"

Quest’anno il fuorigioco, la regola più discussa da sempre nel mondo del calcio, compie 90 anni. Ancora nel 2015 non esiste un modo per segnalarlo con certezza e per questo è al centro di continui dibattiti sia tra i tisosi che tra le trasmissioni televisive. Prova a chiarire le regole e i segreti l’ex allenatore del Milan Arrigo Sacchi, in un’intervista a Sportmediaset.it che dichiara: “Il mio Milan non faceva fuorigioco sistematico. Noi aggredivamo sempre la palla e la squadra saliva. Il fuorigioco diventava una conseguenza per il nostro modo di preparare un attacco. Il risultato di un grande lavoro e di un’organizzazione difensiva precisa e studiata. Era il frutto di un lavoro enorme. Quando la palla in possesso dell’avversario era coperta, la squadra cercava sempre di mantenere delle distanze uguali tra le varie linee, quindi salivamo per aggredire e in quel momento gli avversari rimanevano dietro di noi in fuorigioco. Mi ricordo quando allenavo il Parma che subimmo un contropiede 3 contro 5, indietreggiammo finché decidemmo di aggredire il portatore di palla che in quel momento non seppe più cosa fare col pallone perché gli altri erano in offside. L’ho sempre fatto anche a Cesena e a Firenze per far sì che la mia squadra avesse sempre l’iniziativa anche quando la palla era in possesso degli altri. Per attuarlo era necessario avere una squadra molto compatta per avere più possibilità di gioco quando eravamo in possesso di palla e più facilità di raddoppiare quando la palla l’avevano gli altri e pressare. Poi conclude: “Non era solo Franco Baresi ad alzare la mano, erano tutti e quattro i giocatori della linea difensiva a farlo per aiutare l’arbitro. Ho sempre detto che l’allenatore dev’essere il direttore d’orchestra e i giocatori gli interpreti. Da direttore le indicazioni le diedi io”.