Il Genoa è una macchina quasi perfetta: i miracoli di “Gasperson”

25 titolari e sana competizione: ecco il Genoa delle meraviglie

Il massacro del Manuzzi ha certificato la condizione strepitosa del Genoa, che adesso è momentaneamente terzo in classifica. La squadra che ieri ha strapazzato il Cesena a domicilio, regolandolo con un 3-0 senza appello, sta sorprendendo tutti, sotto qualsiasi punto di vista. Innanzitutto, si tratta di una formazione camaleontica, in grado di cambiare modulo senza svilire la propria identità: che sia il gasperiniano 3-4-3, la variante 3-5-2 o il più radicale 4-3-3, la sostanza rimane invariata. Il Genoa sa giocare e vuole giocare, cercando di mettere sotto l’avversario, merce rara oggigiorno in Italia.

Dal punto di vista tecnico, la forza del Genoa non sta tanto negli uomini, quanto nelle gerarchie “fluide” che impediscono l’individuazione di 11 titolarissimi. Al contrario, Gasperini può alternare tutti gli effettivi a sua disposizione senza inficiare la qualità del gioco. Ieri, ad esempio, Izzo e Rosi (un debuttante e uno che non è mai riuscito ad affermarsi) hanno sostituito Marchese e Edenilson senza farli assolutamente rimpiangere. Si parlava di Izzo, debuttante, ma è ancor più clamoroso il caso di Mandragora, 17enne gettato nella mischia nella gara vittoriosa contro la Juve. Altra arma vincente è il diffuso vizio del gol: le realizzazioni non sono appannaggio del reparto avanzato, ma sono state più volte effettuate da difensori come Antonelli, Antonini, Marchese e Burdisso.

Non ci siamo ovviamente dimenticati di Mattia Perin, autentica saracinesca e valore aggiunto del Genoa. Il portiere classe ’93 ha il carisma di un veterano e, secondo Zoff, è il miglior portiere della categoria insieme a Karnezis. Senza dubbio, se continua a sfornare prestazioni fantastiche, l’estremo difensore laziale è destinato a difendere pali ancora più blasonati.

Passiamo ora al punto che più di tutti manifesta una certa discontinuità con il passato: la gestione dei giocatori di maggior talento. Negli anni scorsi abbiamo visto Miguel Veloso, uno dei sinistri più pregiati d’Europa arrivare a Genova accolto come un re e poi fare le veci di Omar Milanetto o Rafinha, ora titolare inamovibile del Bayern di Guardiola, faticare a trovare spazio in rossoblu. Gasperini sembra riuscito a far fronte anche a questa problematica, basti guardare le prestazioni di Diego Perotti, fino a un anno fa nel mirino della Juve e poi afflitto da continui infortuni che hanno permesso a Preziosi di portarlo sotto la Lanterna a una cifra relativamente irrisoria, mettendo a segno un colpo “à la Thiago Motta“.

E che dire di Matri e Pinilla? Per molti è da pazzi “mettere due galli nel pollaio”, ma non per Gasperini, il quale ha fatto in modo che la continua competizione motivasse entrambi. I due, infatti, in cambio danno l’anima e sono anche in ottimi rapporti, come dimostrano le dichiarazioni del cileno dopo il gol contro la Lazio: “Matri li ha stancati e io ho segnato finendo il suo lavoro”.

Adesso, al tecnico che a Genova paragonano affettuosamente (e speranzosamente) a Ferguson mancano solo due cose per poter dire di aver fatto della squadra rossoblu una macchina perfetta: consacrare definitivamente Yago Falquè e dare a Lestienne la possibilità di esplodere.

Nel frattempo, con questa ricetta vincente, i tifosi hanno tutto il diritto di sognare l’Europa.